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Professione avvocato, il percorso da seguire per svolgere la professione forense

A gennaio 2020 gli avvocati in Italia erano 245mila, con una crescita di 2000 unità rispetto al 2019. Un numero importante, che però non fa segnare grossi aumenti e che quindi non costituisce un problema di sovraffollamento, come si pensava negli ultimi anni. La professione di avvocato è dunque ancora molto ambita, ma non ha numeri improponibili che scoraggiano le nuove leve.
L’emergenza Covid-19, che ha bloccato di fatto le sessioni d’esame per l’abilitazione dei nuovi professionisti, ha inoltre spinto la commissione giustizia a rivalutare l’esame di stato e il praticantato per rendere più agevole l’accesso alla professione. Si profila dunque un nuovo corso per gli avvocati con un percorso più agevole e un accesso più immediato alla professione forense.
Per diventare avvocato ci sono tuttavia 3 fasi fondamentali per poter svolgere la professione forense, che cominciano dalla formazione accademica.

La formazione universitaria
Il primo passo per aspirare a diventare avvocato è l’iscrizione alla facoltà di giurisprudenza, un corso a ciclo unico della durata di cinque anni. C’è anche la possibilità di frequentare corsi di laurea triennale e magistrale nella facoltà di giurisprudenza, con una didattica della laurea specialistica che completa il ciclo tecnico per poter accedere alla professione di avvocato, che invece non è consentita con il conseguimento della triennale. Il corso di laurea in giurisprudenza può essere frequentato nelle università tradizionali o anche nelle università telematiche, come Unicusano, che consentono di seguire le lezioni a distanza mediante piattaforma web.

Il praticantato
Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza è obbligatorio effettuare un periodo di praticantato di 18 mesi presso uno studio legale di un dominus, ossia un avvocato che risulti iscritto all’albo da almeno cinque anni. In questo periodo l’aspirante avvocato dovrà presenziare almeno a 20 udienze mensili insieme al dominus e registrare queste presenze sia nel verbale d’udienza sia nel libretto della pratica. La pratica forense può anche essere svolta all’estero per un semestre e può iniziare anche durante l’ultimo anno di università, secondo quanto stabilito dal decreto n.70 del 19 maggio 2016.
In alternativa al praticantato, si può scegliere anche la scuola di specializzazione, un’ulteriore biennio formativo dopo la prima fase universitaria. Questo corso sostituisce un anno di praticantato, per cui dopo i due anni di scuola, bisogna svolgere un periodo di pratica di 6 mesi.

Esame di stato
Lo step conclusivo per diventare avvocato è l’esame di stato, che consente di ottenere l’abilitazione all’esercizio della professione. L’esame attualmente si compone di tre prove scritte ed una orale, che hanno l’obiettivo di verificare le competenze acquisite e le capacità di approcciare alle cause. Come già anticipato in precedenza, l’esame di stato per gli avvocati è in fase di revisione in commissione giustizia, perché da diverso tempo è considerato troppo macchinoso per le attuali esigenze professionali e, siccome è organizzato in una sola sessione annuale, costituisce per gli aspiranti avvocati un lungo periodo di attesa. Una volta superato l’esame di stato, per cominciare a svolgere la professione, è necessario iscriversi all’albo degli avvocati presso l’ordine in cui si svolgerà la professione e alla cassa forense per il versamento dei contributi. A questo punto si può iniziare a svolgere la professione in maniera individuale o in associazione con altri avvocati.