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Elezioni regionali. Il pettegolezzo non porta sviluppo e distrugge il buon senso

I sogni del candidato Cinque Stelle Antonio Mattia e gli incubi degli avversari politici

Il candidato presidente del M5S, Antonio Mattia, è un vero e proprio maestro dello scandalo. E’ riuscito, con una lettera aperta in cui traccia le linee fondamentali del programma elettorale, a scatenare un sentimento di sconcezza e di ironia in alcuni mondi, quelli con la puzza sotto il naso senza naso. Lo ha fatto ribadendo l’ovvio, praticamente dicendo ciò che altri da circa 25 anni promettono senza mai mantenere. Di infrastrutture, porti e aeroporti parlava Filippo Bubbico, insisteva Vito De Filippo, urlava Marcello Pittella. Da ultimo Luca Braia si è cimentato con le piattaforme logistiche. Ha appena presentato il progetto definitivo del terminale logistico destinato all’ortofrutta nell’area industriale di Ferrandina (val Basento) direttamente collegato allo scalo jonico di Taranto. “La Basilicata potrebbe diventare – così dice Braia- la base strategica dalla quale poter movimentare sino a 1,7 milioni di tonnellate di ortofrutta.”

I nostri amministratori si sono spesi per l’elemosina di una falsa alta velocità inutile. Si sono spesi per l’aeroporto, inutile, di Pontecagnano. Si sono spesi per un aeroporto di terzo livello, inutile, a Pisticci, senza ottenerlo.

Non si capisce lo scandalo, inspiegabile l’ironia e il sarcasmo con cui alcuni hanno reagito. A prima vista il candidato Cinque Stelle dice e copia roba vecchia. Temi su cui si sono scatenati tutti. Persino il Piano Nazionale della Logistica 2012-2020 parlava dell’Italia come piattaforma logistica del mediterraneo in cui la Basilicata avrebbe avuto un ruolo di cerniera. Aldo Berlinguer esultava. Peccato che guardava all’Africa e al Sud America e peccato che non si sia vista né la piattaforma né la cerniera.

Detto questo, abbiamo provato a capire se ci siano differenze tra le “sparate” di questi 25 anni a tutti i livelli, su sviluppo e infrastrutture, e le “sparate” di Antonio Mattia. Scopriamo che il candidato presidente penta stellato non fa altro che riprendere quei discorsi e riproporli questa volta in una visione di sviluppo del Mezzogiorno, rovesciando i vecchi paradigmi fallimentari. E’ tutta qui la novità. Novità che, a quanto pare, in pochi hanno colto.

Mattia dice che all’interno del perimetro che segna l’area dei porti tra Bari, Napoli, Salerno, Taranto c’è il deserto infrastrutturale. Potrebbe avere ragione. Al centro di questo deserto, con vaste aree disponibili, c’è la Basilicata. Potrebbe avere ragione. Dice che fino ad ora sono state privilegiate le direttrici nord-sud sul lato adriatico e nord- sud sul lato tirrenico creando il vuoto al centro e isolando, le une dalle altre, le aree est e ovest del Mezzogiorno. Potrebbe avere ragione. Il paradigma prima lo sviluppo poi le infrastrutture è una mega stronzata. Potrebbe avere ragione. Il sistema aeroportuale meridionale sconta l’inutilità degli “aeroporti cittadini” fatti più per logiche clientelari che per bacini di utenza. Dove servono non ci sono e dove non servono ce ne sono troppi. C’è bisogno di un aeroporto internazionale in Basilicata, nodo centrale del polo logistico. Potrebbe avere ragione. Taranto ha una posizione ideale tra Suez e Gibilterra. Taranto ha un entroterra enorme e scarsamente popolato che con adeguata infrastrutturazione può immediatamente raggiungere le vallate lucane fino a spingersi alle vallate della parte meridionale della provincia di Salerno, collegandolo idealmente e fisicamente in un unicum dal potenziale enorme. Potrebbe avere ragione. Le Zes sono certamente uno strumento utile per incentivare l’insediamento produttivo nelle aree contigue al porto, ma teme che, come accaduto in passato, le incentivazioni senza un adeguamento delle infrastrutture serva a poco poiché l’incentivo si consuma rapidamente nella perdita di produttività legata alla carenza di infrastrutture. Potrebbe avere ragione. Il problema del Sud non può essere risolto senza ristabilire un minimo di centralità politica nel Mediterraneo e senza realizzare le infrastrutture utili per fare del Mezzogiorno il nodo logistico di ingresso dei commerci tra l’Europa e il Far East. La maggior parte delle infrastrutture utili allo sviluppo del Mezzogiorno ricadrebbe necessariamente in territorio lucano. Potrebbe avere ragione. Un polo logistico integrato richiede un concentrato di infrastrutture ferroviarie, stradali, portuali e aeroportuali in un unico punto strategico e devono essere realizzate in tempi certi e veloci per attrarre investimenti privati.  Fare un pezzo di strada di qua e un pezzo di là ogni dieci anni è quanto di più inutile possa esistere. Potrebbe avere ragione.

Se queste condizioni si realizzano è ragionevole prevedere un incremento del PIL del Sud dal 3% all’11% e almeno il raddoppio del PIL lucano. E ciò vuole dire crescita dell’occupazione nell’intero Mezzogiorno e in Basilicata.

Potrebbe avere ragione, come tutti quelli che hanno pensato le stesse cose ma senza avere una visione e senza avere la giusta dose di coraggio per rovesciare paradigmi fallimentari imposti da una politica scellerata e da una burocrazia lumaca e spesso bacino di corruzione. In Italia fino ad oggi le infrastrutture sono più roba da avvocati che da ingegneri.

Dov’è lo scandalo? Se a Mattia gli faranno fare quello che dice, altro che 60mila posti di lavoro. Lo sanno bene gli economisti seri. Se, al contrario, non riuscirà a farlo, avremo zero posti di lavoro sia al Sud, sia in Basilicata.

La novità è nella visione: la Basilicata, con i suoi spazi, con la sua posizione strategica, si mette al servizio dello sviluppo del Mezzogiorno e del Paese, sapendo che senza sviluppo del Sud l’Italia non potrà reggere in Europa. Un Mezzogiorno connesso con intelligenza contro chi fino ad oggi lo ha tenuto separato e desertificato. Naturalmente il Governo nazionale giocherà un ruolo non da poco in questo quadro di proposte. Le reazioni contrarie potranno venire soprattutto dalla Lega. Non a caso Mattia ha dichiarito di aver avviato preventive interlocuzioni con alcuni ministri del M5S e con lo stesso presidente Conte.

Appare dunque molto strana la reazione di certi politici che parlano di promesse irrealizzabili, di libro dei sogni, di presa per i fondelli. Potrebbero avere ragione anche loro, per carità. Sarebbe interessante, però, capire la loro proposta. Siamo in ansia. Su questa roba non si gioca a fare campagna elettorale con vacua ironia. Su questa roba bisogna confrontarsi, proporre alternative, con dati e competenze alla mano. Se Mattia vende fumo, dateci le vostre verità. Per rispetto ai cittadini. La retorica della critica senza contenuti ha già fatto troppi danni a questa regione. Lasciate stare Mattia a navigare nei suoi sogni e raccontateci le vostre “cose concrete”, purché non siano le solite “cose concrete” di sempre che ci hanno ridotti nelle condizioni attuali. Fate presto, illuminateci, chi aspettate, le elezioni sono dietro l’angolo.

Le reazioni, spesso maliziose e inconcludenti, quasi pettegole alla lettera aperta di Mattia, sono il simbolo di una Basilicata che non vuole neanche provarci. Sono quella sindrome da “brutto e piccolo anatroccolo” che ci portiamo dentro il cervello da decenni e che ha favorito chi si è arricchito sulle nostre povertà.