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Elezioni comunali a Potenza. La sfida della bellezza e la politica palcoscenico foto

Una città che voglia riprendere a camminare verso orizzonti possibili, deve, prima di ogni altra cosa, guardare dentro se stessa

Una città che voglia riprendere a camminare verso orizzonti possibili, deve, prima di ogni altra cosa, guardare dentro se stessa. Capirsi, scoprirsi attraverso nuovi paradigmi culturali e sociali, politici ed economici. Potenza è stata per lunghi anni una tavola imbandita per pochi, politicamente autocentrica, socialmente egocentrica. Le ultime elezioni amministrative sembravano una svolta vigorosa e generosa che albergava nelle giovani ed entusiastiche energie entrate in campo negli schieramenti politici. Purtroppo gli avvenimenti successivi hanno segnato la ripresa delle vecchie logiche politiche e un’accelerazione della decadenza. Che fare? Ecco, a mio modesto parere, le parole chiave, o se volete alcuni spunti, sui cui riflettere e agire per rilanciare la città. Sono quasi le stesse parole e gli stessi spunti già pubblicati ormai tre anni fa, senza che nulla sia cambiato.

Fiducia. A Potenza sono pochi i luoghi veri di produzione della fiducia. Nel frattempo la politica ne ha consumata tanta, generando flussi pericolosi di sfiducia. I cittadini, alle scorse elezioni comunali, hanno eletto un sindaco e votato un programma, in contrapposizione a uno schieramento politico che è maggioranza in Consiglio a sostegno del sindaco ex avversario. Un tradimento che costa caro alla città, altro che bene, è male. La politica ha molte responsabilità nell’arena della fiducia. Può distruggerla o crearla. A Potenza si è deciso di distruggerla. La fiducia verso le istituzioni e delle istituzioni verso i cittadini è fondamentale per la coesione e per lo sviluppo. Su questo bisogna lavorare molto. Intanto si vada in massa a votare.

 Essere Capoluogo. Un capoluogo di Regione, non è un fatto burocratico, né una ragione per prevaricare le altre città del territorio, come spesso è accaduto, sempre per mano della politica. Essere Capoluogo vuol dire anzitutto rappresentare l’anima culturale e sociale di una Regione, valorizzarne le potenzialità, avere la capacità di mettere al centro ogni comunità. Decentrare i servizi pubblici, agevolarne l’utilizzo attraverso forme intelligenti di accessibilità. Essere Capoluogo non significa “stare sopra” gli altri, né “avanti agli altri”, ma stare al fianco. Essere nodo di una rete nella quale ci sono, e bisogna riconoscerli, altri nodi. Essere Capoluogo, tuttavia, significa sperimentare, innovare, fare meglio. Un cattivo sistema di trasporto e mobilità urbana, la gestione dei rifiuti che fa acqua da tutte le parti, servizi sociali degni di un paese del quarto mondo, una produzione culturale scarsa e spesso “provinciale”. Sono evidenze che squalificano la portata, non solo simbolica, della capacità di essere Capoluogo. Il Capoluogo deve essere l’hub della mobilità turistica e non solo sul territorio regionale.

Essere città. Buche sulle strade, spazi verdi abbandonati all’incuria, cubi di cemento vestiti a festa, percorsi pedonali a ostacoli, non sono degni di una città. La bellezza non sempre richiede pericolosi e impossibili rifacimenti estetici. Sono sufficienti pulizia, colori, senso civico. Essere città significa non consumare ma rigenerare il proprio territorio secondo criteri di equilibrio e sostenibilità; una città che incoraggia innovazione e sviluppo al servizio della propria identità; una città che pone le relazioni tra le persone e tra di esse e i luoghi dove vivono come obiettivo prioritario e indispensabile per la coesione sociale e la qualità del vivere. Le scelte urbanistiche non devono essere il fine, ma il mezzo per perseguire efficaci politiche di welfare, di sviluppo economico e di sostenibilità ambientale. Essere città significa agire una trasformazione urbana nella direzione di una rigenerazione del centro storico. Rigenerazione del centro storico non significa necessariamente farne un centro commerciale all’aperto, ma soprattutto farne il luogo di produzione e fruizione culturale d’eccellenza, il luogo delle relazioni sociali più autentiche.

Economia. Potenza è una città dei servizi pubblici e del terziario. Senza i primi probabilmente non ci sarebbero i secondi. La massa di reddito disponibile al consumo che si genera dal ceto impiegatizio e dai lavoratori delle aziende pubbliche e private tiene in vita gran parte dei settori commerciale e del terziario non commerciale. E’ un flusso quasi unidirezionale che non genera importanti investimenti. Immaginate la città senza gli uffici regionali e le varie articolazioni, senza gli uffici statali, senza l’apparato istituzionale. Immaginatela. Sarebbe una catastrofe economica. Specie qui, dove tutto è misurato con il metro del commercio e del denaro. Non a caso, in molti pensano che per rianimare il centro storico bisogni tutelare e sviluppare le attività commerciali, confondendo i fini con i mezzi. Bisogna dunque guardare al futuro. Potenza deve essere la città delle tecnologie e della ricerca avanzata. Territorio di eccellenza per l’insediamento di piccole e medie aziende innovative.

Cultura. C’è un gran bel teatro, un vero gioiello, e altri piccoli teatri, sale cinematografiche, la biblioteca nazionale, l’Università, tanto per citare alcune importanti risorse. In molti anni queste risorse sono state scarsamente utilizzate e, a volte, anche male utilizzate. Occorre pianificare eventi a carattere nazionale. Come hanno fatto altre città. Spunti interessanti emergono da alcune originali iniziative organizzate da associazioni o singoli cittadini. L’arte, in particolare la musica, il teatro, il cinema, la letteratura, può rappresentare un volano importante per portare la città sulla scena nazionale. Concentrare risorse su un eventi a carattere nazionale e internazionale permanenti anziché su tante papocchiate paesane e inutili, sarebbe necessario.

Visione. Una città deve avere una visione, ossia un’immagine di se nel futuro. La visione deve essere il più possibile condivisa, generata da una comunità. Esiste un’amministrazione comunale in grado di portare la città su un terreno di visione? Il Comune di Potenza è come una specie di barca che naviga a vista, insegue le emergenze, anche le più banali, spesso con risultati discutibili. Quale politica di sviluppo si può mettere in campo, quando la priorità è svuotare i cassonetti dell’immondizia? Quale visione posso avere, quando la priorità è la buca su via Appia? Quali strategie di lungo periodo posso immaginare quando la priorità sono quel marciapiede, quel poveraccio finito sulla strada, quella famiglia distrutta dalla povertà?  E ogni giorno così. Ritrovare gli spazi e i tempi per costruire una visione è diventato indispensabile.

 Politica. La visione, richiede una classe politica onesta, capace, libera da interessi personali e familiari. Libera dagli interessi di partito. Sottratta alle sacche della corruzione, del clientelismo del paternalismo, del familismo. Una classe politica competente, con le idee chiare. Dov’è? Certo è che per avere politici all’altezza occorrerebbe una base sociale elettorale molto qualificata. Chi ci amministra è il frutto delle nostre scelte e le nostre scelte spesso sono il frutto di calcoli personali, egoistici. Cittadini più capitalizzati sul piano civico, meno interessati al proprio focolare domestico e più preoccupati alla città, capaci di utilizzare gli strumenti della partecipazione e di crearne di nuovi, sarebbero amministrati da politici migliori. Tuttavia, alcuni pensano che amministrare una città sia “essere sindaco” e non “fare il sindaco”, sia essere assessore e non fare l’assessore. La politica è diventata un palcoscenico, un luogo di esibizioni, uno spazio di produzione di status sociali. Occorre serietà.

 Bellezza. Una città Capoluogo più delle altre deve essere bella e meritare l’amore dei suoi cittadini giovani e anziani, donne e uomini, bambini e adulti. La bellezza è aria da respirare, acqua da bere, è verde attrezzato, è il parco, sono i luoghi di ritrovo dei bambini e dei genitori. La bellezza sono le strade pulite, il decoro e l’arredo urbano. Bellezza è un sistema di trasporto pubblico locale accessibile, affidabile, efficiente. E’ avere strutture sportive all’avanguardia, è valorizzare i luoghi della musica, del teatro, del cinema, delle arti. E’ senso civico diffuso, è solidarietà e coesione sociale. La bellezza è il calore dei luoghi. La bellezza è preoccuparsi della propria città, è essere cittadini attivi, è spalarsi la neve davanti al negozio, è prendersi cura dei beni comuni. Eppure, senza fascino la bellezza si trasforma in plastiche emozioni, freddi e inafferrabili sentimenti di appartenenza. Il fascino è nel passaggio, nell’attraversamento dei luoghi, da ciò che è bello da vedere e ciò che è sorprendente da vivere. Il fascino è dentro il rapporto tra le persone e i luoghi, tra i profumi inconfondibili di una strada e le emozioni che vivo attraversandola. Sulla bellezza bisognerebbe lavorare seriamente.

 Sicurezza. La bellezza è la premessa sociale e culturale perché un luogo sia sicuro.

 Apertura. Accettare che si facciano critiche alla città, usare quelle critiche come stimolo per cambiare e migliorare, è un must. Chiudersi nel romanticismo del “luogo natio”, insultare chi “parla male di Potenza”, non aiuta a riflettere con la giusta dose di razionalità. La difesa ad oltranza dell’indifendibile è il peggior danno che si possa fare. Certi potentini, loro malgrado, si trasformano così in nemici del loro stesso amore. Nemici peggiori quando credono che le soluzioni ai problemi della città siano nelle mani del candidato sindaco anziché nelle loro mani.