Basilicata24 - Il quotidiano online di inchieste, approfondimenti e notizie di politica, cronaca, economia, cultura, ambiente, sport - Il quotidiano online della Basilicata dedicato a notizie di politica, cronaca, economia, cultura, sport

Il problema è molto serio

Più informazioni su

Il problema è molto serio. Al Comune di Potenza pare che sotto il decennio di Santarsiero si siano consumate vere e proprie porcate. Il giudizio è affidato alla magistratura, chè la politica da sola non è capace di discernere il male dal bene. Ma la magistratura spesso prende degli abbagli, e la sentenza di oggi che riguarda Berlusconi sta lì a dimostrarlo. Quindi si è soliti uscirsene con la solita menata della presunzione di innocenza, mischiando giustizia e politica e lasciando amministrare chi un domani potrà essere assolto o condannato, ma che comunque è stato capace di far discutere. Il problema è davvero serio. Da un lato l’incapacità della giustizia, dall’altro i tempi biblici della stessa. E dall’altro ancora i suoi costi esagerati per un servizio che tutti possono valutare come pessimo. La giustizia è diventata un genere di lusso, tanto costa. Le imposte dovute per ogni alito di giustizia sono in vertiginoso aumento da anni. Ma facciamo un esempio emblematico. Il processo del lavoro, che vede schierati da un lato i lavoratori, dall’altro i datori di lavoro, che significa anche l’ente locale e la pubblica amministrazione in genere. Una volta per il lavoratore c’era un occhio di riguardo, perché veniva ritenuto la parte debole della società. Oggi un lavoratore che si vede costretto, anche a causa di una giurisprudenza altalenante e mai certa (del tipo tizio ha avuto ragione e caio torto, nella medesima situazione –cosa che si verifica più spesso di quello che si creda), ad adire la magistratura, oggi come oggi, deve contrarre un mutuo, perché se ha torto, cosa vivaddio possibile, si beccherà una condanna alle spese che potrebbe essere pari a svariati stipendi. I maligni dicono che la magistratura attua così una vera e propria deflazione delle cause. Bene, se così fosse, per Giove, è ancora giustizia o stiamo parlando di altro? Ancora per esempio, proporre un appello, giustificato dall’orientamento ondivago della giurisprudenza anche locale, e vederselo rigettare con una esemplare condanna alle spese, tipo di 6/7 mila euro, non ha altro significato che educare a non fare appello, quindi a non chiedere giustizia; con la scontata conseguenza che i lavoratori saranno in balia dei loro datori di lavoro, che, quando si tratta di pubbliche amministrazioni, vengono impersonificati dai politici, e cioè la categoria dei veri e proprio mangiapane a tradimento, di quelli che per cacciare una goccia di sudore deve fare molto caldo, e che sono usi fare figli e figliastri, a seconda dell’aporto di consenso che puoi garantire alle elezioni. I governi che si stanno succedendo da qualche anno fanno a gara a ghettizzare gli utenti della giustizia, secondo l’impeccabile assunto che per risolvere i ritardi della giustizia basta non fare più cause, e per spingere la gente a non fare causa, cioè a non tutelare i loro diritti, quale miglior terapia della batosta economica, della lungaggine, e della totale mancanza di certezza del diritto? Un legislatore che sforna una legge al giorno quale stato confusionale crea nella società? I magistrati, poi, sono diventati gli esecutori di questa strategia. Caro lavoratore, una volta avevi il PCI che pensava a te. Oggi non hai nessuno, anzi un Renzi qualsiasi ti bastona e ti riduce all’obbedienza totale. La politica di Berlusconi, un’autentica incompiuta, con Renzi sta vedendo la luce: uno stato autoritario, che non ammette discussioni, contraddittori, disobbedienza. Un esercito di politici nominati le cui balorde decisioni non possono essere neanche emendate dagli errori più banali, e uno sbruffoncello che ci porta al disastro dall’alto della sua ignorante arroganza. Non sono cattolico, ma oggi mi faccio il segno della croce e prego chi sta lassù di non esagerare con le punizioni in terra: dai, divinità onnipotente, basterà flagellarci all’inferno.

Più informazioni su