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Marcello Pittella, solo chiacchiere e distintivo foto

Quella di stamattina, del presidente della Basilicata, non è stata una conferenza stampa, è stata una riunione di propaganda a cui molti dei giornalisti presenti hanno dato una mano

Nella conferenza stampa di fine anno, nel 2014, sull’Ospedale unico del Lagonegrese Pittella dichiarò che “ è giunto il parere favorevole della Conferenza dei servizi ed è previsto l’avvio dei lavori entro aprile 2015.” L’Ospedale unico come tutti sanno, e come egli stesso ha dichiarato tre anni dopo, non si farà. Questa affermazione, smentita dai fatti, è il simbolo di tutte le conferenze stampa di Pittella. Dal 2014 al 2017. Scarsa capacità di pre-visione, nessuna capacità di Visione. A meno che, e forse è ciò che il presidente pensa, per visione intendiamo la somma di sconclusionati provvedimenti normativi, di delibere passa soldi e di contributi tappabuchi e salva amici.

Ogni anno la stessa fuffa. “Abbiamo fatto questo, abbiamo fatto quest’altro, faremo quell’altro.” Ogni anno però, i risultati di questo “fare”, non si vedono. E, come al solito, si confondono i risultati (quasi inesistenti) con i provvedimenti (abbondanti). Per Pittella ogni provvedimento adottato è un risultato. Quelli che lui chiama investimenti non si capisce ancora quali risultati abbiano prodotto. E gli investimenti di cui parla nel 2017 sortiranno, speriamo, effetti nei prossimi anni. Eppure per lui, l’aver deliberato o legiferato su stanziamenti di risorse europee e statali, è un risultato.  Ancora una volta Pittella confonde i mezzi con i risultati. Per non confondere i mezzi con i risultati, occorre avere una visione, occorre che sia chiara l’identità che si vuole dare allo sviluppo. Su questa necessità la confusione regna sovrana. Ogni anno ascoltiamo la nenia dell’indagine epidemiologica e della Fondazione Biomedica, ma a parte il titolo, il film ancora non lo vediamo. E poi stessa musica su industria 4.0, mentre abbiamo consorzi industriali degni dell’era giurassica. Innovazione tecnologica, sistema idrico, dissesto idrogeologico, consorzi di bonifica, scuola 2.0, e ancora su banda larga e su ricerca e innovazione in agricoltura. Il presidente ha ricordato “il rafforzamento del sistema di protezione e di tutela nell’ambiente, in primis con l’accordo Ispra, ma anche il potenziamento dell’Arpab ed il rigore messo in campo sul versante del petrolio.” Secondo lui tutto questo è frutto di una visione. Sarebbe meglio dire che, come ogni anno, sono titoli, il cui film ancora non si vede. E chissà, quando lo vedremo, se sarà una pellicola che piacerà ai lucani. In ogni caso Pittella dimostra di avere dei punti di vista, ma non una visione.

“Rispetto al passato – ha detto Pittella nella conferenza – non vogliamo declinare numeri ed elenchi di attività svolte, ma intendiamo rappresentare una produzione programmatoria seguita da azioni amministrative”.

Certo, ha ragione il presidente, ma si è contraddetto nell’elenco delle attività svolte. Perché è proprio ciò che ha fatto stamattina: ha fatto un elenco di provvedimenti adottati, titoli, frontespizi di delibere e leggi che nulla hanno a che fare con una visione complessiva e politicamente qualificata dello sviluppo di una Regione. Sulla declinazione dei numeri si è contraddetto in parte, perché di numeri ne ha dati sui milioni di euro, ben declinati, destinati a questo o a quel settore. Lui la chiama programmazione.

Bene ha fatto a non declinare gli altri numeri, quelli che avrebbero contraddetto tutto il suo impianto di governo in questi anni. E sono i dati che fotografano una Basilicata ferma al palo, che nel migliore dei casi risente degli zeri virgola di una congiunturale e debole ripresa nazionale. Sono dati che rappresentano una Regione povera di tutto: di reddito, di infrastrutture, di cultura, di innovazione, di lavoro, di speranze. Nonostante i milioni di euro “investiti” nelle infrastrutture, nella cultura, nell’innovazione, nell’occupazione, nel contrasto alla povertà. Una Regione che, sebbene tutte le chiacchiere di questi anni, è vittima perenne della violenta prepotenza delle multinazionali del petrolio.

Queste contraddizioni sono il segno evidente di una politica povera di idee, di corto respiro, che insegue da decenni fenomeni di derivazione esogena. Questo gap storico tra risorse in campo e risultati conseguiti è figlio di una politica a cui mancano le basi culturali per governare. Quella politica che spera nelle conseguenze del fato. Abbiamo assistito ancora una volta al comizio di inizio anno di un esponente di quella politica.

Quella di stamattina, non è stata una conferenza stampa, è stata una riunione di propaganda a cui molti dei giornalisti presenti hanno dato una mano, come al solito. Un bel comizio 4.0. Solo chiacchiere e distintivo.