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A processo per un’inchiesta sui fanghi nel Basento. Il tribunale ci assolve “perché il fatto non sussiste”

Il giudice ha riconosciuto l'interesse pubblico della notizia

Nel 2015 pubblichiamo un articolo su una delle tante situazioni di impatti ambientali documentate lungo il fiume Basento negli anni. (Clicca qui per leggere l’articolo). Uno dei tanti articoli che hanno aiutato la polizia giudiziaria a svolgere indagini importanti su questioni relative a salute pubblica e ambiente. Puntualmente ci arriva una querela.

Realtà e cronaca ambientale. Oggi mentre si fanno manifestazioni globali per il clima e il depauperamento degli ecosistemi se fai cronaca veritiera e inchiesta giornalistica impegnata sul tema, se fotografi pesci morti su un fango rosso e puzzolente che ammorba un fiume, ti querelano (o minacciano, è accaduto). A ogni modo dalla denuncia per diffamazione intentataci dalla Colgema Group srl e dal processo siamo fuori perché il Tribunale penale di Matera, nella persona del Giudice De Benedictis, ha emesso sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste. Ringraziamo il nostro difensore, avvocato Giandomenico Di Pisa, professionista serio e competente che ha visto accogliere tutte le eccezioni sollevate di inesistenza del reato, verità della notizia, pertinenza (interesse pubblico alla diffusione), e continenza (linguaggio coerente e non offensivo). Ci piace ricordare che l’avv. Di Pisa, (con l’avvocato Clemente Delli Colli), aveva già ottenuto per noi l’assoluzione nel processo presso il Tribunale penale di Avellino, sempre per il reato diffamazione a mezzo stampa su querela e corposa richiesta di risarcimento della Tecnoparco Valbasento Spa, e che lo stesso è coraggiosamente impegnato nella difesa di circa 400 cittadini di Pisticci Scalo nel processo Petrolgate, in cui sta producendo atti, documenti, ed esaminando testimoni, periti e consulenti, su un argomento chiave: il rapporto tra multinazionali petrolifere, impianti di smaltimento dei rifiuti, inquinamento ed effetti negativi sulla salute.

Le evidenze. La persona offesa, titolare della Colgema-scrive il giudice- ha riferito d’aver querelato perché la mattina dell’11 settembre 2015 i suoi operai mettevano i cartelloni per i lavori, e il giorno dopo apprendeva dai giornali che la sua società avrebbe inquinato. A domanda della difesa non sapeva indicare quale frase esattamente indicasse la Colgema quale autrice dell’inquinamento, e non ricordava per quale motivo i cartelloni indicanti i lavori fossero stati posizionati qualche tempo dopo l’inizio dei lavori. Dei fatti riportati in articolo-si scrive in sentenza- ci sono cose che appaiono sicuramente rispondenti ai parametri dell’interesse pubblico della notizia, trattandosi di dichiarazioni riguardanti l’andamento gestionale di una pubblica azienda, oltre alla già accennata veridicità delle dichiarazioni e sotto l’ulteriore profilo, parimenti accennato, della continenza formale, risultando pertinenti all’argomento del contendere, gestione non correttamente ossequiosa dei parametri economici fissata dalla gestione, e certamente prive di astiosità nei confronti della Colgema e del suo legale rappresentante.

I soggetti dell’interesse pubblico. A maggio 2015 la Giunta regionale Pittella deliberava sugli interventi di salvaguardia e tutela del territorio (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2007-2013). Nella delibera, riportata sul cartello che la Colgema metteva sul luogo (dopo inizio lavori come ribadito dalla sentenza), Ente beneficiario dei fondi pubblici per i “lavori di difesa spondale e ripristino infrastrutture in destra Basento area B” risultava il Consorzio industriale di Matera (ASI, ndr), con fondi ammessi e finanziati per 3 milioni di euro, e altri 7 ammessi ma “non finanziati per mancanza di risorse” per l’area B. Sul sito di OpenCoesione, gli stessi lavori risultano per un costo pubblico di 1.798.400,33 euro (899.200 Unione Europea, 719.360 Fondi di Rotazione, e 179.840 euro Regione, ndr), con economie sul progetto per 1.201.599,67. Che fine hanno fatto tali economie? Interessante poi che dal file dei pagamenti, scaricabile, facendo un calcolo risulti 1.770.557,69 euro (non 1.798.400,33, mancano all’appello circa 30 mila euro), e tra i soggetti figuri come programmatore il Liceo Statale E. Duni di Matera, e come attuatore l’ASI. La Colgema non figura.

Lavorare in aree inquinate? Un altro aspetto di interesse è che l’Asi attinge anche fondi pubblici per l’Analisi di Rischio Sanitario Ambientale del SIN Valbasento. A luglio 2015 è al corrente dei risultati, e quando veniva pubblicato l’articolo, settembre 2015, la Colgema lavorava da più d’un mese. Nonostante le analisi chimiche condotte sui campioni di terreno riguardanti il poligono dove la Colgema lavorava, che evidenziavano in un sondaggio inquinamento da mercurio, Benzo (g,h,i) perilene, e idrocarburi pesanti in suolo superficiale, e mercurio in suolo profondo, l’ASI ha comunicato o no lo stato dei luoghi all’impresa? Su quel poligono c’era un’autorizzazione del Ministero dell’Ambiente a svolgere i lavori? La Regione era al corrente?

Smaltimenti illeciti e domande. Stando poi agli atti del procedimento per smaltimento illecito che coinvolge Syndial (Eni, ndr), Drop e Tecnoparco (la cui prima udienza si è svolta solo in questi giorni), si legge che dal 2011 al 2014 in quell’area documentata dal giornalista di Basilicata24, Andrea Spartaco, venivano scaricati il percolato di discarica dalla Syndial, e i reflui della Drop, come testimoniato dalle riprese fatte dal giornalista e acquisite dagli organi inquirenti. L’impatto di tali scarichi è stato in parte cancellato dagli imponenti lavori che hanno interessato il poligono vincolato e le sponde? Perché alcune questioni importanti emerse in tale indagine sono andate prescritte? Come mai ci sono voluti tanti anni tra le le procure di Potenza e Matera per arrivare a un rinvio a giudizio? Siate certi che di questa storia racconteremo ancora.