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Quale “transizione ecologica” vuole la Cgil Basilicata?

Associazioni ambientaliste replicano al segretario Summa: Per uscire dal fossile bisogna riconvertire sostenibilmente le attività e attivare un piano di bonifiche che garantisca e salvi l'occupazione, prima che sia troppo tardi

Le associazioni ambientaliste lucane No Scorie Trisaia, Cova Contro e Mediterraneo No Triv, dopo la nota del segretario della Cgil lucana, sull’uscita dal fossile e il silenzio della Regione intervengono chiedendo al sindacato di quale transizione ecologica parli.

Di seguito il comunicato stampa integrale. 

Concordiamo con la Cgil sul silenzio del presidente della Regione Basilicata Bardi e della sua giunta sulla questione concessione Val d’Agri (oltre a una intera schiera di consiglieri regionali, partiti politici e sindaci) ma vorremmo capire perché il sindacato parla e sostiene l’hub dell’idrogeno come transizione energetica in Val d’Agri. E’ forse a conoscenza del nuovo programma dei lavori sul rinnovo della concessione scaduta nel 2019 ed ancora non approvato dai ministeri che riguarda quell’area? Parliamo sempre dell’idrogeno prodotto dal gas fossile che genera anche C02 ?

Parliamo dello “steam reforming” (Syngas) che utilizza come fonte primaria di partenza il gas naturale, le cui molecole contengono carbonio e idrogeno. Attraverso una particolare tecnologia si combina il gas naturale con il vapore acqueo ad elevate temperature ottenendo idrogeno e anidride carbonica separati. L’idrogeno è utilizzato come vettore energetico e non genera gas serra, mentre la CO₂ generata nel processo produttivo o è emessa in aria oppure è catturata e stoccata”

Ma la Cgil ben sa che se si vuole produrre idrogeno dal gas fossile bisogna estrarre e trivellare il sottosuolo per altro gas mettendo ulteriormente a rischio il bacino idrico lucano e le ultime sorgenti rimaste. Ma in questo modo non si esce dal fossile, ma transitiamo dal fossile a un nuovo fossile, pagato poi con i soldi pubblici del Recovery Fund. Allora di quale “transizione ecologica”  si parla? Con quali risultati in termini di occupazione e sviluppo?

Non bastano gli indicatori Istat di povertà, emigrazione e danni all’ambiente e alla salute in 20 anni di estrazioni di petrolio e gas in Val d’Agri? E dei posti di lavoro persi in agricoltura (60% delle aziende in meno) e turismo (mai decollato nonostante il parco della Val d’Agri). L’unica produzione in Val d’Agri (visto che ormai le royalties sono ridotte e sparite ) è quella dei rifiuti petroliferi a vantaggio degli industriali dei rifiuti .

Non è forse meglio promuovere ben altre attività sostenibili nelle valli lucane del petrolio, considerato che le devono pagare i cittadini come può essere un pastificio o qualsiasi altra azienda agroalimentare? Unico comparto insieme al turismo che è cresciuto realmente in questa regione (in altre aree non petrolizzate) in netto contrasto con la speculazione energetica sui territori ricchi di acqua e bellezze naturali, storiche e archeologiche.

Va bene difendere il “lavoratore corporativo”, ma in Basilicata abbiamo bisogno di difendere il “lavoro sociale” garantendo soprattutto continuità alle economie regionali (e non sfruttamento del territorio con economia a termine con il nuovo fossile). Per uscire dal fossile bisogna riconvertire sostenibilmente le attività e attivare un piano di bonifiche che garantisca e salvi l’occupazione, prima che sia troppo tardi. Non ripetere gli stessi errori è un obbligo per le future generazioni. E anche il sindacato deve saperlo, spingendo realmente e non con parole di convenienza verso una vera “Transizione Ecologica” in Basilicata, impegnandosi anche affinché il governo regionale tiri fuori dai cassetti e renda noto alle comunità il nuovo programma dei lavori nell’area concessione petrolifera Val d’Agri, prima che venga approvato dai ministri Sviluppo e “Transizione Ecologica” del governo Draghi.

No Scorie Trisaia, Cova Contro, Mediterraneo No Triv