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Mario Guarente non perde. Valerio Tramutoli non vince

Potenza una città sulla sedia a dondolo. Si muove ma non si sposta

Saluto fascista e coro anti comunista. ”Chi non salta comunista è”. Così alcuni sostenitori di Mario Guarente hanno salutato il risultato del voto che ha sancito la vittoria della destra leghista a Potenza. Tifosi illusi che la competizione si giocasse tra destra e sinistra, tra nostalgici del ventennio e nostalgici dell’Urss. Residui delle retrovie della storia che in Italia sono sparsi qua e là, ovunque si verifichi il conflitto tra l’arroganza di certa sinistra e l’ignoranza di certa destra.

Tuttavia, il tema non è questo. Per provare a capire il risultato del voto di ballottaggio a Potenza, anche alla luce delle elezioni regionali del 24 marzo, credo sia utile ragionare su altro.

Da una parte e dell’altra le “infiltrazioni” del sistema di potere cittadino che fa il bello e cattivo tempo da più di 30 anni, erano e sono evidenti. Rappresentanti dei mondi opachi e delle vecchie amministrazioni li troviamo già al primo turno in quasi tutte le liste. E in quasi tutte le liste, e nei gruppi che le sostengono, troviamo anche chi si schiera sulla base di semplici ragionamenti politici e di chiara adesione culturale alle forze in campo.

Dunque, la competizione elettorale si è giocata su due livelli: Il palcoscenico e le quinte. Sulla scena aperta, il confronto ha riguardato soprattutto i programmi, l’appartenenza, la cultura politica, l’opinione dei sostenitori e degli stessi candidati.

Dietro le quinte, invece, si è giocata la partita “oscena” e cioè fuori scena, nascosta, riservata, vale a dire la partita del Potere. Quella che fa i calcoli sugli interessi, sulle convenienze, sulle variabili costanti che, seppure mutino nell’aspetto, non cambiano nella sostanza.

L’astensionismo ha penalizzato molto il centro destra dove l’osceno ha perso parte della segretezza per causa di alcuni candidati esperti di gattovolpismo. Tuttavia, l’”oscenità” ha interessato sia i sostenitori di Guarente sia quelli di Tramutoli.

La sinistra di Basilicata Possibile ha rappresentato l’ultimo sforzo per rilanciare un’alternativa sia al centro sinistra in coma, sia al M5S ferito grave. E’ stata questa la ragione per cui esponenti del Pd, di Articolo Uno e centristi di varia estrazione, hanno sostenuto Valerio Tramutoli. Estremo tentativo per evitare la dichiarazione di morte del Pd e compagni nella città. Anche qui, tuttavia, l’osceno è emerso quando gli indecisi hanno capito che esponenti del vecchio apparato politico avrebbero sostenuto Tramutoli.

Dopo il voto, chi rischia di perdere la partita sono sia gli autentici sostenitori idealisti di Guarente, sia gli autentici sostenitori idealisti di Tramutoli. Tutti coloro cioè che si sono confrontati, anche con veemenza, sul terreno ideale. Su questo versante Guarente non perde e Tramutoli non vince. E allora che cosa può accadere?

Ci auguriamo di sbagliare. Tuttavia, il rischio che il Potere, quello trasversale, quello “osceno” che ha avamposti e fortificazioni ovunque possa aver vinto è nei fatti. Quel Potere che non punisce ma premia, che non minaccia ma seduce, che non esclude ma include. Quel Potere che prospera sull’immobilismo in movimento, che ogni volta è cambiamento. Mondi apparentemente separati, pezzi di pubblica amministrazione, coacervi di interessi finanziari e imprenditoriali, editoriali, pezzi delle istituzioni e della politica, sono collegati sempre, anche negli scontri, che vinca l’uno o l’altro schieramento elettorale.

La città rimane sulla sedia a dondolo. Si muove, ma non si sposta. Il cambiamento, quello radicale, rivoluzionario, può aspettare. O forse no. Staremo a vedere. Intano, auguri a chi non ha perso e a chi non ha vinto.