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Falsi contratti di lavoro per ottenere il permesso di soggiorno. Scoperta rete tra Pakistan e Nova Siri

Tra gli indagati anche due imprenditori di Nova Siri

Due strutture criminali con sedi operative in Pakistan e a Nova Siri, in provincia di Matera. Due associazioni che gestivano un giro di immigrazione clandestina e permessi di soggiorno che consentivano a cittadini Pakistani, attraverso il rilascio in Italia, di poter accedere all’area Shengen. Imprenditori compiacenti, che dietro il pagamento di una somma di denaro avrebbero attivato falsi contratti di lavoro stagionali (nel comparto agricolo) a cittadini provenienti dal Pakistan che così ottenevano il visto di ingresso in Italia. 

E’ quanto emerso da una indagine condotta dalla Digos di Matera e coordinata dalla Direzione distrettuale Antimafia della Procura di Potenza al termine della quale il gip del capoluogo lucano ha disposto l’arresto in carcere per cinque persone, i domiciliari per un’altra, tre misure di obbligo di presentazione alla pg, due misure di divieto dell’esercizio dell’attività imprenditoriale. Tra i destinatari delle misure cautelari due imprenditori di Nova Siri, uno finito ai domiciliari l’altro invece è stato destinatario del divieto di esercizio dell’attività imprenditoriale. 

 


Tra i complessivi 129 capi d’imputazione contestati, sono stati anche accertati, reati in materia di falsità ideologica, anche con induzione in errore dei PP.UU. preposti alla trattazione delle pratiche di lavoro-soggiorno, operanti presso il S.U.I. (Sportello Unico Immigrazione — Prefettura) e presso gli Uffici Immigrazione di diverse regioni del sud Italia.


In particolare è stata accertata l’esistenza di due distinte associazioni a delinquere, operanti a tutt’oggi in Italia, con ramificazioni strutturali in Pakistan e aventi sedi operative a Nova Siri, con a capo cittadini extracomunitari di nazionalità pakistana, regolarmente soggiornanti sul territorio dello Stato, e a cui hanno anche aderito datori di lavoro (imprenditori agricoli) italiani, residenti nella provincia materana.

 

Gli accordi tra coloro che avevano intenzione di arrivare in Italia o entrare in area Shengen e gli appartenenti ai sodalizi criminali, avvenivano in Pakistan. Per entrare in Italia ed ottenere un visto di ingresso regolare, per lavoro stagionale ma senza garanzie occupazionali e alloggiative, venivano corrisposti mediamente a persona dai 10.000 ai 12.000 euro.

Anche i cittadini extracomunitari che soggiornavano illegalmente in Italia, in Francia e Spagna si rivolgevano ai consociati per trovare datori di lavoro disposti ad avanzare mendaci richieste di “sanatoria” dietro compenso personale dai 5.000 ai 6.000 euro a persona.

E’ stato accertato inoltre che diversi cittadini extracomunitari di nazionalità pakistana domiciliati in Francia e Spagna dopo aver ottenuto il permesso di soggiorno in Italia ritornava nei paesi europei di provenienza per svolgere attività lavorativa.

Il motivo secondo quanto emerso dalle intercettazioni telefoniche e che in Italia le maglie della legislazione in materia di immigrazione è meno rigida rispetto a quella degli altri paesi, da qui il nome convenzionale “RED ZONE” dato all’indagine.

E’ stata denunciato anche un Funzionario Amministrativo della Prefettura di Bari per aver avanzato una domanda di emersione, viziata da elementi di falsità nei confronti di un cittadino extracomunitario di nazionalità pakistana, con il coordinato apporto del capo di uno dei sodalizi criminali.