Quantcast

Basilicata, sul cinema si naviga a vista da anni

Sulla Lucana Film Commission nessuno prende decisioni

Sono passati sei mesi dalla mia lettera aperta del giugno scorso e, smaltite le mangiate dei festeggiamenti, ci si ritrova più che mai disorientati appena si affronta la questione riguardante l’attrazione di produzioni cinematografiche in Basilicata. Si apprende che nel 2019 la Lucana Film Commission è servita da puro stipendificio per un totale di circa 400 mila euro.

La scomparsa del Presidente Di Gianni e le recenti dimissioni dal CdA della Dott.ssa Pellettieri di fatto annullano le funzioni di un ente che, come si legge dal sito ufficiale, è privo di personale da aprile 2019 e i cui due consulenti, a breve, raggiungeranno la fine del loro mandato. Rimane un Direttore che per il momento ha escluso le dimissioni e un Consiglio Generale che non prende nessuna decisione in merito.

Le produzioni nazionali partecipano ai bandi pubblici e girano serie TV e lungometraggi in Calabria, Puglia e Campania. È bene che l’opinione pubblica sappia, soprattutto in assenza di un giornalismo che voglia e sia in grado di occuparsi di un settore produttivo preso molto sul serio nelle Regioni limitrofe. Tanto sul serio che la Calabria si è dotata di una Legge Cinema per la formazione e la tutela dei lavoratori e delle produzioni calabresi. La Puglia si appresta a confermare un avviso pubblico sulla linea del precedente, dieci milioni in due anni. La Campania, solo nel 2019, ha assegnato finanziamenti per oltre 2 milioni di euro.

In Basilicata, se si esclude lo spontaneo arrivo delle megaproduzioni anglofone che vantano budget da 200 milioni ciascuno e la recente “Imma Tataranni”, forte del budget RAI, necessariamente girata a Matera per esigenze narrative, si naviga nel buio totale da anni.

Fa veramente tenerezza la recente indignazione di chi ha governato la Regione negli ultimi anni, neo paladini dei diritti dei lavoratori lucani del cinema, sostenitori di una – mai voluta – Legge Cinema. Non per dolo, semplicemente per disinteresse, ignavia.

Ad aggravare il quadro è il silenzio dei lucani. Non parlano i piccoli produttori lucani, le associazioni del settore. Non si espongono i diretti beneficiari, registi, attori. Vip, meno noti e aspiranti tali. Nella buona tradizione nostrana, complici le distanze corte, è meglio tacere, aspettare. Si preferisce stare all’ombra, senza fiatare, ma pronti a rimettersi in barca appena il vento sarà favorevole. Tanto, il proprio destino, da certe parti, è sempre stata una faccenda altrui.

Enzo Saponara