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Coronavirus. Bardi: Duemila persone rientrate in Basilicata senza dirlo

Il presidente della Regione Basilicata, in un' intervista al Corriere del Mezzogiorno, spiega perché teme che i rientri siano più numerosi di quelli censiti

Duemila i lucani rientrati senza dirlo”. E’ il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ad affermarlo in un’intervista pubblicata oggi da Il Correre del Mezzogiorno.

Il presidente lucano fu il primo dei governatori del Sud ad annunciare, domenica 23 febbraio, un’ordinanza che disponeva la quarantena per tutti i cittadini rientrati in Basilicata provenienti dal Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Liguria o che vi avessero soggiornato nei 14 giorni precedenti.

L’ordinanza,  firmata solo in giorno dopo, e retrodata, fu poi in qualche modo corretta prima riferendola solo agli studenti, e poi con un’ulteriore correzione, fu estesa ai familiari. Cosa è accaduto dopo è sotto gli occhi di tutti.

L’annuncio del Governo di chiudere la zona rossa, tra sabato e domenica scorsi, ha portato molti lucani, soprattutto studenti a rientrare in Basilicata. Stazioni ferroviarie e terminal bus presidiate da forze dell’ordine e protezione civile per prendere i nomi delle persone arrivate.

Il governatore lucano al giornalista del Corriere del Mezzogiorno spiega anche i motivi che lo portarono a quella misura apparsa così drastica in quel momento, al punto da sollevare critiche anche del presidente della Lombardia, Fontana.

Quel provvedimento fu firmato col cuore. Noi in Basilicata abbiamo una popolazione molto anziana e loro sono i più a rischio contagio”. Bardi spiega anche che prima di decidere la quarantena aveva ricevuto numerose telefonate di persone che chiedevano come comportarsi con familiari di rientro da quelle aree già molto colpite dai contagi.

Sui numeri ufficiali delle persone rientrate, Bardi, nell’intervista al Corriere del mezzogiorno, dice:  “Circa mille ma non è un numero veritiero. Credo che ci siano almeno altre 2 mila persone che sono tornate e non lo hanno dichiarato e forse sono in giro come se nulla fosse. Abbiamo chiesto alle Ferrovie di recuperare i nomi e lo stesso abbiamo chiesto alle compagnie di autobus. Vogliamo rintracciarli e obbligarli a stare a casa”.