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Coronavirus Basilicata. Ospedale di Villa d’Agri: la Regione scherza col fuoco dell’emergenza

Pasticci pericolosi nella gestione di una semplice operazione di disinfezione. Rischio reale chiusura reparto di rianimazione. Personale sanitario in balìa dell’incertezza

Il 17 marzo scorso dalla Regione Basilicata ci fanno sapere che, per causa di un contagio da coronavirus verificato all’interno della struttura, l’ospedale di Villa d’Agri sarebbe stato immediatamente sottoposto a operazioni di sanificazione.

Le operazioni sarebbero durate tra le 24 e le 48 ore. E così pare sia andata.

Ci dicono, sempre il 17 marzo, che “i 25 pazienti attualmente ricoverati sono stati trasferiti in parte verso l’ospedale San Carlo di Potenza e in parte verso l’ospedale di Lagonegro”. Così pare non sia andata.

Ci risulta che la sanificazione sia stata effettuata in violazione dei protocolli del caso.

Ci risulta che gli addetti abbiano eseguito la disinfezione in presenza di un paziente nel reparto di rianimazione. Paziente che – qualcuno deve spiegare – non è stato trasferito a Lagonegro perché qualcun altro avrebbe impedito l’invio dell’elicottero dal San Carlo. Ci risulta che quel paziente non potesse essere traferito in ambulanza.

Ci risulta, anche, che la sanificazione sia stata effettuata con medici e operatori sanitari all’interno del reparto. Nessuno ha mai abbandonato il paziente. E che il reparto non ha mai smesso di funzionare.

Nel frattempo medici e infermieri hanno continuato a svolgere il loro dovere senza indossare, alcuni di loro, i dispositivi di protezione che ancora dovevano essere forniti e che pare siano stati forniti solo ieri 23 marzo. Tuttavia, sono circa 50 gli operatori che stanno aspettando di fare il tampone, mentre altri attendono l’esito da una settimana.

Eppure, ci risulta che siano stati effettuati tamponi agli impiegati amministrativi del dipartimento regionale sanità. Non ai medici, ma agli impiegati degli uffici dell’assessorato di Rocco Leone. Per quale motivo? Sembra che la motivazione sia stata la seguente: “in dipartimento capita di incontrare medici”.

Il primario, i medici, gli infermieri e tutto gli operatori sanitari sia del reparto di rianimazione sia di tutta la struttura ospedaliera, stanno vivendo una situazione molto difficile ed è solo grazie al loro enorme sacrificio e al loro senso del dovere che nonostante tutto qualcosa ancora funziona. Donne e uomini che lavorano all’ospedale, in attesa del tampone, si sono auto isolati ormai da due settimane: arrivano a casa, non possono abbracciare i figli, non possono mangiare con loro e non possono dormire con i coniugi. Questo lo sfogo di uno di loro: “Diteci se stasera possiamo tornare a casa e abbracciare i nostri figli, perché non sappiamo se potremo farlo di nuovo.”

Intanto restano chiusi, in attesa dei tamponi al personale sanitario, il pronto soccorso, il reparto di medicina e la pediatria. La rianimazione è attiva esclusivamente per il paziente ricoverato. Nel frattempo tre medici anestesisti del reparto, avendo vinto un concorso, stanno per lasciare Villa d’Agri. A questo punto, se non si attivano soluzioni a breve, il rischio che la Rianimazione chiuda è dietro l’angolo, nel momento in cui ce n’è più bisogno.

Ora, siccome tutto questo ci pare assurdo, vorremmo chiedere alle autorità politiche e sanitarie della Basilicata se le circostanze qui descritte siano solo il frutto, o no, della fantasia degli addetti ai lavori che ci hanno contattati in redazione.

Tendenzialmente diamo credito alle nostre fonti, già verificate, tuttavia la solita mezza frase di risposta di qualche responsabile politico o dirigente regionale sarebbe gradita. Possibilmente una risposta che non si esponga alla smentita dei fatti e dei documenti un’ora dopo.