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Coronavirus. Troppi morti nell’ospedale di Potenza. Perché?

Diverse le ipotesi degli esperti, ma tutti d’accordo: la macchina dell’emergenza sanitaria ha delle lacune, gravi ritardi nelle diagnosi

Il tasso di mortalità delle persone ricoverate in terapia intensiva è alto. “La spiegazione più probabile è che l’inizio della terapia ospedaliere avvenga in ritardo, in tal caso ci sarebbe qualche lacuna a livello territoriale, vale a dire esiste un grave ritardo nella somministrazione dei test diagnostici.”

Non a caso i medici di medicina generale lamentano questa carenza. Il problema pare risiedere nella quantità – scarsa – di tamponi e nella lentezza con cui vengono processati.

Il modello veneto, infatti – tamponi in massa – sembra funzionare e d’altronde anche l’Oms spinge in questa direzione con lo slogan test test test.

Bisogna anche dire che non tutti gli esperti ritengono che quella veneta sia la strategia corretta.

C’è anche, tra i medici ed esperti lucani da noi contattati, chi invita a considerare la morbilità pregressa dei ricoverati in terapia intensiva. “Occorrerebbero dati più dettagliati per capire quanti deceduti siano state vittima dei ritardi nell’avvio della terapia e quanti, invece, hanno dovuto soccombere per causa di patologie pregresse anche gravi.”

Rimane il fatto, per esempio, che proprio ieri è deceduto un uomo di giovane età che, a quanto pare non presentava un quadro di morbilità e anche qui, probabilmente, si è trattato di una questione di tempo. “Forse l’uomo aveva contratto il virus molto tempo prima della diagnosi e dunque il test potrebbe essere stato effettuato troppo tardi e di conseguenza anche il ricorso alla terapia intensiva non ha dato gli esiti sperati.”

Questa sera c’è stato un altro decesso, l’uomo ha atteso due settimane prima che gli somministrassero il test. “Questa circostanza confermerebbe l’ipotesi dei ritardi che possono essere causa di esiti terapeutici fallimentari”.

Sono solo ipotesi – tengono a precisare i quattro, tra medici e esperti, di cui uno interno al San Carlo, da noi contattati questa sera, che preferiscono rimanere anonimi – per avere un quadro chiaro occorrono dati dettagliati di cui al momento non disponiamo. Su questo sono tutti d’accordo: mancano i dati per capire bene dove albergano i deficit di sistema.

Ma in Basilicata vengono adottati farmaci che possono evitare le complicanze della patologia per causa del virus?

“Un paziente – guarito – ricoverato a Matera è stato trattato anche con il Tocilizumab. Tuttavia l’Aifa ha autorizzato numerosi protocolli terapeutici farmacologici sia ospedalieri sia domiciliari contro l’infezione.”

Sappiamo che in Veneto, per esempio, su autorizzazione dell’Aifa, sta avviando in via precoce ai malati sintomatici la somministrazione dei farmaci sperimentali contro il Covid-19 (come clorochina, idrossiclorochina, e anti-reumatoidi). L’Istituto Superiore di Sanità, inoltre, ha autorizzato l’ospedale di Padova all’utilizzo del plasma trattato degli infetti sui ricoverati nella terapia intensiva.

“È vero. L’Agenzia Italiana del Farmaco ha già dato, inoltre, il via libera a nuovi studi per la sperimentazione clinica di tre medicinali: Emapalumab e Anakinra, Sarilumab e anche del Tocilizumab. Recentemente sono state  predisposte dalla CTS di AIFA delle schede che rendono espliciti gli indirizzi terapeutici entro cui è possibile prevedere un uso controllato e sicuro nell’ambito di questa emergenza. Le schede riportano in modo chiaro le prove di efficacia e sicurezza oggi disponibili, le interazioni e le modalità d’uso raccomandabili nei pazienti Covid 19, per l’uso domiciliare o ospedaliero. Medicinali quali Darunavir/cobicistat,  Idrossiclorochina (Plaquenil), Lopinavir/ritonavir. Sono farmaci diretti a impedire la replicazione del virus oppure a prevenire e ridurre le complicanze più gravi dell’infezione, come l’iper-infiammazione e il distress respiratorio.”

Ma sono farmaci disponibili? “Alcuni di questi medicinali sono disponibili esclusivamente all’interno di sperimentazioni cliniche mentre altri, che sono disponibili sul mercato con altre indicazioni terapeutiche, sono stati messi a disposizione a carico del SSN con specifici provvedimenti.”

“La strada è questa: prevenire e ridurre le complicanze più gravi con diagnosi tempestive e cure a domicilio. E comunque c’è un deficit organizzativo, e forse strategico, evidente.