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Pnrr Programma Gol: 9,7 miliardi alla Basilicata per l’anno 2022

Summa: "un’occassione da non sprecare. Subito la convocazione del tavolo regionale con le parti datoriali e sindacali “

“Il Programma Gol nazionale sul PNRR vale quasi 5 miliardi di euro di cui 880 Meuro già ripartiti fra le Regioni per l’anno 2022 con Decreto interministeriale Ministero del Lavoro e MEF del 28/09/2021. 9,7 Meuro circa le risorse assegnate alla Regione Basilicata”. Lo afferma il segretario generale della Cgil Basilicata Angelo Summa. “Dopo l’entrata in vigore del suddetto decreto ministeriale, ormai imminente, le Regioni – che hanno competenza sulle politiche attive – dovranno predisporre entro 60 giorni i piani attuativi regionali del Gol sulla base dei cinque macro percorsi previsti all’interno della cornice di GOL: reinserimento lavorativo, aggiornamento, riqualificazione, lavoro e inclusione, e ricollocazione collettiva in caso di crisi aziendale.

ll Programma si rivolge ad un bacino di beneficiari molto vasto e, di fatto, comprende tutti coloro che si trovano ai margini del mercato del lavoro: i lavoratori in Cassa integrazione, i percettori delle indennità, Naspi e DIS-COL, i percettori del Reddito di cittadinanza e di inclusione regionale, le categorie più fragili, come i giovani Neet, le persone con disabilità, le donne in condizioni di svantaggio, gli over 55; i disoccupati senza sostegno al reddito da almeno sei mesi o altri lavoratori con minori opportunità occupazionali o, ancora, lavoratori autonomi che cessano l’attività, i lavoratori con redditi molto bassi, ossia inferiori alla soglia dell’incapienza secondo la disciplina fiscale. Una platea ampia che in Basilicata conta oltre 25.000 – continua Summa – soggetti (basti pensare alla platea dei forestali, del reddito minimo di inserimento, degli LSU, dei cassi integrati, degli ex lavoratori delle imprese in crisi (Auchan, Ferrosud, …… per esempio).

Il Piano attuativo regionale da redigere in soli due mesi non può essere, pertanto, improvvisato – continua il segretario – ma necessita di un lavoro sinergico tra pubblico e privato per mettere a sistema il mondo della domanda con quello dell’offerta di lavoro, integrando le politiche della formazione con quelle attive del lavoro. Un piano che deve prevedere, a livello regionale, una personalizzazione delle misure attuative in funzione del livello di competenze, della complessità del bisogno, delle esigenze di conciliazione, del contesto del mercato del lavoro di riferimento, dei fabbisogni espressi dalle imprese.

Un piano – afferma Summa – che deve prevedere una programmazione integrata tra i servizi sociali e quelli sanitari, a tutela dei lavoratori con disabilità o altre fragilità, che deve attuare una cooperazione tra i servizi pubblici e le agenzie per il lavoro, i soggetti accreditati per la formazione e gli altri organismi riconosciuti dalle Regioni.

Pertanto la sfida che attende la Regione Basilicata con la redazione del piano regionale  – aggiunge – è estremamente importante e va affrontata da subito senza ulteriori rinvii, convocando, immediatamente, un tavolo operativo con tutte le parti interessate per definire congiuntamente priorità e linee di azione degli interventi, atteso che le risorse finanziarie non mancano e il programma cerca di dare valore alle politiche occupazionali, un particolare su cui a livello nazionale e regionale si continua a discutere dai tempi della riforma Biagi, cioè da circa vent’anni. Il problema, infatti, oggi non sono più le risorse finanziare, ma le idee.

E’ necessario  – conclude Summa – costruire un progetto; definire una strategia che emerga dagli errori delle esperienze passate e definisca le effettive opportunità che servono per creare occupazione. Sicuramente è importante fare rete tra i diversi attori, capire cosa chiede il mercato. Per questo è necessario da subito rilevare i bisogni delle imprese e magari alle volte anche anticiparli; occorre certamente potenziare le funzioni dei centri per l’impiego ma senza dimenticare il ruolo svolto dall’università, dalle agenzie interprofessionali, occorre capire perché le imprese non si rivolgono ai centri per l’impiego, bisogna sentire il sistema delle imprese, le parti sociali e sindacali, fare sintesi senza dimenticare che i due mesi per completare il piano partiranno a breve ed è necessario non farsi trovare impreparati”.