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2019: Europa al bivio tra dissoluzione e rilancio?

In questo breve saggio Pietro De Sarlo ci offre un'interessante riflessione sull'attualità e il futuro dell'Europa legati al destino del Mezzogiorno d'Italia

  

Come si vede c’è una forte correlazione inversa tra le sue variabili.

Solo due paesi, Germania e Olanda, sono riusciti a mantenere un rapporto Debito / PIL intorno al 60% e a crescere significativamente in termini di PIL.

In tutti gli altri c’è stata bassa crescita e un aumento del rapporto Debito / PIL. In Grecia, dove le regole sui vincoli di bilancio e l’intera economia è stata direttamente gestita dalla Troika, voluta dall’olandese Jeroen Dijsselbloem e dal tedesco Wolfang Shauble, i risultati sono stati addirittura disastrosi.

Se la Troika è stata inviata in Grecia in buona fede per rilanciare e per risanare l’economia allora occorre dire chiaramente che ha fallito e che ha dimostrato che tutta la politica economica europea basata sulle teorie liberali e della economia classica si sono dimostrate sbagliate. Se invece l’intento di Dijsselbloem e Shauble, in rappresentanza del volere dei loro governi, che hanno fortemente voluto e dettato il piano di governo della Troika era punitivo allora occorre ammettere la fine dell’Europa. Nessuna unione tra stati e popoli può reggere se alcuni popoli umiliano e vessano altri popoli al proprio interno. Tertium non datur!

Per fatti concludenti quindi pare che i premi Nobel abbiano avuto ragione. Chi aveva economie forti, Germania e Olanda, ha potuto espandere il debito, in Germania è salito fin quasi all’80%, e poi rientrare, per altri, Francia e Spagna, il debito sul PIL è arrivato fin quasi al 100% ma non sono riusciti a rientrare raggiungendo i livelli di debito di Italia e Grecia prima della crisi, e per altri, Italia e Grecia, la crisi si è aggravata. Insomma nel 2011 il rapporto Debito / PIL dell’Italia era di poco superiore al 100%, lo spread era alle stelle e si parlava di default e occorreva la politica lacrime e sangue di Monti per evitarlo.  Oggi dopo sei anni di Fiscal Compact non solo il rapporto Debito / PIL dell’Italia è al 131% ma Spagna e Francia stanno per superare il rapporto del 100% Debito/PIL e, come vedremo, le povertà sono aumentati a dismisura in tutta l’Europa mediterranea.

Cari liberal liberisti, cari Dijsselbloem e Shauble, cari Cottarelli e Monti e cari Giavazzi e Fornero c’è qualcosa che non funziona, o sbaglio? Spiegateci perché le vostre politiche lacrime e sangue hanno avuto effetto contrario a quanto avevate dichiarato. Spiegateci perché il debito pubblico dell’Italia e della Grecia è diventato più insostenibile applicando le vostre ricette e perché la Spagna e la Francia stanno percorrendo la stessa nostra china. Spiegateci perché dovremmo ancora darvi retta! E spiegatelo in modo convincente e, per una volta nella vita, con un minimo di evidenza almeno empirica se non scientifica della validità delle vostre teorie.

La produzione di benessere in Europa, dall’anno della crisi ad oggi, è stata molto diversificata all’interno dell’area Euro e le divergenze tra le economie dei paesi dell’area e del benessere tra i cittadini Europei sono aumentate.

In figura 2 (già commentata in un precedente articolo  https://scenarieconomici.it/abbasso-leuropa-viva-leuropa-di-pietro-di-sarlo/ ) metto in correlazione l’andamento di due parametri: il rapporto Debito / PIL e la percentuale delle persone a rischio di povertà.

In base a questi parametri ho diviso il grafico in quattro quadranti. All’interno di questi quadranti ho collocato la posizione rispetto all’incrocio dei due parametri dei sei paesi dell’Eurozona esaminati nel 2008 e nel 2017, collegando le due posizioni con una freccia per indicare la direzione e il percorso fatto.

Il primo quadrante in alto a sinistra è caratterizzato da alto debito pubblico e bassi indici di povertà, per ovvi motivi l’ho chiamato Titanic. Il secondo, in senso orario, ha alto debito pubblico e alti tassi di povertà e l’ho chiamato Weimar. Trovarsi in questo quadrante è preludio di rivolta sociale e sbocchi autoritari. Il terzo è quello della Distopia Liberale, ossia dell’idea folle che si possa guardare solo ai parametri economici ignorando quelli sociali e che concentrando la ricchezza in mano a pochi questa possa percolare in tutti gli strati della società producendo benessere. È una area di forte instabilità sociale che prima o poi si traduce anche in instabilità economica e a seguire politica. L’ultimo l’ho chiamato confort zone, ad indicare che è l’unica area di praticabilità sociale ed economica.