Quantcast

Banca 2021, 8 filiali in Basilicata: è opportuno che Cosimo Puglia faccia il direttore generale?

L’ex capo esecutivo della Banca di Credito Cooperativo del Crotonese protagonista di un’interrogazione parlamentare in seguito un'inchiesta della Dda di Catanzaro e all’ispezione della Banca d’Italia

Tutto parte dall’inchiesta della Guardia di Finanza di Crotone, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro. La Bcc del Crotonese sarebbe stata lo strumento grazie al quale esponenti di spicco della ‘ndrangheta avrebbero avuto libero accesso all’utilizzo del sistema bancario. Il 15 febbraio scorso i militari delle Fiamme Gialle hanno eseguito un decreto di applicazione della misura dell’amministrazione giudiziaria dei beni connessi ad attività economiche e delle aziende nei confronti di quello che è considerato uno dei maggiori istituti di credito operanti in Calabria. In pratica la banca è stata sequestrata.

Tuttavia, il provvedimento è stato emesso sulla base delle acquisizioni probatorie allo stato effettuate e che, essendo in attesa di giudizio definitivo, vale la presunzione di innocenza delle persone fisiche e giuridiche coinvolte.

Per farla breve, secondo la Dda la banca aveva in pancia quali soci, diversi esponenti della criminalità organizzata. 791 soci, su 2.532, con precedenti di polizia giudiziaria. Di questi, 22 «persone fisiche e giuridiche, a vario titolo coinvolte direttamente (o indirettamente) in indagini contro la criminalità organizzata di stampo mafioso»

In tal modo gli esponenti della criminalità organizzata avrebbero utilizzato forme di agevolazione che la banca riconosce ai propri soci, come aperture di conti correnti, erogazioni di credito ed investimenti di capitali. Avrebbero partecipato, inoltre, all’attività dell’istituto di credito attraverso l’espressione del consenso sull’elezione degli organi sociali. Avrebbero, inoltre, eluso le stringenti maglie della normativa antiriciclaggio anche perché agevolati dalle modalità di gestione, a tutti i livelli, della banca, attraverso, per esempio, l’assegnazione alla clientela di un basso livello di rischio di riciclaggio, la compilazione lacunosa di questionari di adeguata verifica nei confronti dei clienti e omettendo la segnalazione di operazioni sospette, nonostante ne ricorressero i presupposti.

Tra i clienti della banca spuntano l’imprenditore Gaetano Le Rose e la figlia di Nicolino Grande Aracri, Elisabetta, entrambi arrestati nell’ambito dell’operazione antimafia Farma business.

Ma già nel 2020 nel rapporto ispettivo redatto da Banca d’Italia emerge che soltanto nel biennio 2017-19 la Bcc aveva accolto nel portafoglio clienti circa 500 persone sottoposte ad accertamenti nelle inchieste antimafia di quel periodo: 82 coinvolti nell’operazione Jonny, 31 nell’operazione Stige, 8 nell’operazione Ciclope, 2 nell’operazione Malapianta, 71 nell’operazione Thomas, quella in cui fu arrestato l’ex presidente della banca Ottavio Rizzuto.

L’ispezione della Banca d’Italia

A parte i rilievi della magistratura, l’ispezione della Banca d’Italia nel 2020, si sarebbe conclusa con l’attribuzione del giudizio “sfavorevole”, il peggiore in assoluto della articolata scala dei giudizi, essendo stata accertata “un’azione di governo e un assetto organizzativo inidonei a preservare l’azienda dal rischio di coinvolgimento in fenomeni di riciclaggio”. Il giudizio sfavorevole sarebbe stato fondato sull’essenziale circostanza che la Bcc del Crotonese, in luogo di porre rimedio alle criticità riscontrate dall’organo di vigilanza nel 2016, quattro anni prima, avrebbe registrato un sensibile aggravamento delle criticità stesse: “ben 22 soci della banca sono risultati coinvolti in vicende di criminalità organizzata di stampo mafioso.” La Banca d’Italia ha accertato e contestato agli esponenti aziendali che “non è stato disposto alcun approfondimento organizzativo volto a rilevare le inadeguatezze del processo antiriciclaggio”.

Banca 2021 e il direttore generale

Perché riportiamo seppure sinteticamente la recente vicenda della Bcc del Crotonese? Perché direttore generale di quella banca, dal luglio 2020 al dicembre 2021, è stato Cosimo Puglia attuale direttore generale di Banca 2021 nata dalla fusione per incorporazione della Bcc di Buonabitacolo nella Bcc del Cilento, Vallo di Diano e Lucania. La nuova banca nasce giuridicamente l’11 febbraio 2021 e conta 8 filiali in Basilicata (Tito, Lagonegro, Lauria, Maratea, Francavilla, Senise, Colobraro e Viggianello). Cosimo Puglia è direttore generale nominato nel gennaio 2022.

Che c’entrano Banca 2021 e Cosimo Puglia con la vicenda della Bcc del Crotonese? Nulla, Puglia non è stato toccato, nemmeno di striscio, dall’inchiesta della Dda di Catanzaro. Dunque, nulla osterebbe affinché egli ricopra la carica di direttore generale di Banca 2021. Tuttavia, c’è chi ritiene direttamente coinvolto Cosimo Puglia nel giudizio “sfavorevole” della Banca d’Italia a seguito dell’ultima attività ispettiva del 2020, in quanto capo dell’esecutivo della Bcc del Crotonese. Si tratta dei senatori Lannutti, Morra, Angrisani, Abate, Giannuzzi, Lezzi, Corrado.

L’interrogazione parlamentare al ministro dell’Economia

I senatori, il 15 marzo 2022, presentano un’interrogazione al ministro dell’Economia e delle Finanze in cui sollevano una questione: “l’ex direttore generale della Bcc del Crotonese, Cosimo Puglia, – scrivono i parlamentari  firmatari – ha partecipato attivamente all’amministrazione della banca come capo dell’esecutivo per il biennio 2020-2021, sicché non può essere ritenuto estraneo al giudizio “sfavorevole” reso dalla Banca d’Italia a seguito dell’ultima verifica ispettiva del 2020, ma anziché essere allontano dal gruppo del credito cooperativo facente capo all’ICCREA cui appartiene la Bcc del Crotonese, è stato premiato con la nomina di direttore generale di un’altra importante Bcc: “Banca 2021”, già Banca del Cilento, di Sassano e Vallo di Diano e della Lucania; nomina, questa, disposta dalla capogruppo ICCREA con il compito, in particolare, di migliorare il servizio antiriciclaggio della banca. Il che non può non destare sorpresa e persino sconcerto tra i numerosi soci e l’estesa clientela della banca stessa che dalla stampa quotidiana (si veda “Il Sole-24 ore” dell’8 marzo 2022) hanno appreso la notizia delle tormentate e preoccupanti vicende di riciclaggio nelle quali è stata coinvolta la Bcc del Crotonese, tali da provocare i severi interventi della Dda e della Banca d’Italia, culminati nel drastico provvedimento del Tribunale di Catanzaro col quale ne è stata disposta l’amministrazione giudiziaria”. I parlamentare dunque interrogano il ministro per sapere se “sia al corrente dei reiterati interventi della Banca d’Italia e della DDA di Catanzaro e delle pesanti misure adottate dall’autorità giudiziaria a carico della BCC del Crotonese; e se “ritenga conforme a legge ed opportuna la nomina dell’ex direttore generale della suddetta BCC come direttore generale della BCC Banca 2021 nell’ambito dello stesso gruppo bancario.” La risposta, naturalmente, non è ancora arrivata.

Le critiche sindacali sulle procedure della fusione

Intorno alla nascita di Banca 2021, il sindacato Fabi (Federazione autonoma bancari italiana) sezione di Potenza ha sollevato critiche ritenendo che nella procedura non siano state rispettate le prerogative sindacali e contrattuali. Con almeno due lettere indirizzate ai responsabili delle Bcc coinvolte nella fusione chiedono, nel febbraio e nel marzo 2021, il rispetto delle procedure previste dalla legge e dal contratto collettivo nazionale dei lavoratori. Il sindacato contesta la legittimità di trasferimenti, attribuzioni di incarico, avanzamenti di carriera decisi in contrasto con le procedure previste dal contratto e mentre le trattative per la fusione erano ancora in corso.

L’esito delle critiche e delle sollecitazioni avanzate dalla sezione Fabi di Potenza è stato, il 28 luglio 2021, il commissariamento della sede potentina da parte della Fabi nazionale. Commissariamento che, secondo la sede centrale, nulla c’entrerebbe con le iniziative locali nei confronti della nascente Banca 2021, ma con (non precisate) ragioni disciplinari di natura organizzativa. Sul commissariamento pende un ricorso al Tribunale civile di Roma. Fonti interne alla sezione Fabi di Potenza ritengono che non sia da escludere un collegamento diretto tra la battaglia sindacale avviata nei confronti dell’allora nascente Banca 2021 e il commissariamento del sindacato locale. Per lo meno, è strana la coincidenza – dicono – tra le due questioni. Continueremo a seguire la vicenda.