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Fuori i petrolieri dalla Basilicata. La protesta lucana si sposta a Roma foto

Attivisti no triv in presidio a pochi metri da Montecitorio

Dopo il sit-in di lunedì scorso a Potenza, davanti alla sede della Regione Basilicata, questa mattina, i no triv lucani si sono dati appuntamento a Roma, in piazza Vidoni, a pochi metri da Montecitorio, dove hanno ribadito la ferma opposizione alle estrazioni petrolifere.

Nella Capitale i manifestanti sono tornati a chiedere la cancellazione del decreto Monti, che prevede la proroga automatica delle concessioni; la cancellazione degli articoli 33, 35 e 38 dello Sblocca Italia; il blocco immediato delle estrazioni petrolifere, in via precauzionale, in attesa che si chiarisca la portata l’entità del disastro ambientale causato dallo sversamento di petrolio in Val d’Agri e oggetto di un procedimento penale al Tribunale di Potenza. In assenza dei requisiti minimi di sicurezza, per la tutela della salute e dell’ambiente nelle aree interessate dalle attività petrolifere dell’Eni, per gli attivisti non c’è tempo da perdere. 

Si chiede inoltre un’azione risarcitoria per il disastro ambientale e per il danno di immagine causato alla Basilicata dallo stesso sversamento e una fidejussione con deposito cauzionale pari a tre volte l’investimento nel caso si dovesse continuare ad estrarre. Ipotesi questa più che probabile, considerato che a soli tre giorni dalla scandenza della data per il rinnovo della concessione al Cane a sei zampe, in Basilicata, la trattativa Governo-Regione-Eni è ferma al palo. 

Al presidio romano hanno aderito il senatore del Gruppo Misto Saverio De Bonis e la sentarice del M5S Paola Nugnes. Diverse invece le adesioni da parte di studenti impegnati in attività di sostegno al popolo curdo.