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Coronavirus, crisi economica e fallimento delle politiche europee

Che cosa non ha funzionato il Europa. Analisi e soluzioni

Complice il coronavirus ho letto il libro “Austerità, quando funziona e quando no” di Alesina, Favero, Giavazzi. Lettura non certamente oziosa o riempitiva ma preparatoria alla comprensione degli approcci culturali che ci saranno sulla gestione post emergenza sanitaria dell’economia italiana ed europea. Non a caso quando Mario Draghi, uno dei massimi esponenti di questa cultura, parla di crisi non ciclica legata all’emergenza sanitaria e dice che va risolta a debito perché la crisi “non è colpa di chi la soffre” genera scalpore.

Premessa

Concordo sull’austerità come valore quando si parla di spesa pubblica ma nella accezione di Enrico Berlinguer, richiamata da De Bortoli nella prefazione al libro, ossia “Austerità significa rigore, efficienza, serietà, e significa giustizia …” così come concordo sul fatto che un rapporto Debito / PIL, che è ormai al 140%, pre-crisi sanitaria, esponga il Paese a seri rischi minandone l’autonomia politica e l’autorevolezza sul piano internazionale. Concordo infine sul fatto che un approccio serio all’austerità non comprometta il consenso elettorale di quei politici e partiti che la propugnano in modo credibile e nel senso dato al termine da Berlinguer. Qui finiscono le concordanze. L’austerità, intesa come impedimento a sciupare i soldi pubblici, è un imperativo morale ma mai può essere una variabile strategica per rilanciare lo sviluppo e l’equilibrio dei conti pubblici, come pare sostengano gli autori del libro.

Il libro affronta il tema del risanamento delle finanze pubbliche mettendo a confronto due diversi approcci: l’aumento delle tasse e il taglio della spesa. Già qui c’è, a mio modo di vedere, il primo grande limite nell’analisi. Prima di parlare di taglio alle spese, o di aumento delle tasse, occorre capire se le cause del disavanzo pubblico derivino da troppe spese o da poche tasse.

Il fallimento delle politiche europee di finanza pubblica

L’andamento delle economie europee dal 2008, anno della crisi, a tutto il 2018 è stato molto diverso nei vari paesi europei. Mentre nel 2008 la dimensione dell’economia tedesca era grosso modo una volta e mezza quella dell’Italia (2.546 miliardi di euro vs.  i 1.640 miliardi dell’Italia) dopo 10 anni di austerità europea, nel 2018, è diventata quasi il doppio (3.344 miliardi di euro vs 1.765). L’economia tedesca nel periodo è cresciuta del 31,3% e quella italiana del 7,8%.

Il Lussemburgo, che ha mezzo milione di abitanti, ha avuto una crescita di periodo di quasi il 60%. L’Olanda quasi del 20% e la Francia del 18%.

La Grecia, fanalino di coda, grazie alle politiche europee, ha perso nel contempo il 23%, quasi un quarto, di PIL e la Spagna (+8,4%) arranca insieme all’Italia (+7,8%).

La Gran Bretagna, che non ha mai fatto parte dell’area euro, è, dopo la Germania, l’economia che è cresciuta di più con il 21,2%.

A causa della stabilità della popolazione europea questi andamenti si riflettono per intero sul PIL pro capite, ossia sulla ricchezza media prodotta per abitante. Insomma i tedeschi sono sempre più ricchi, la Francia cresce di quasi due terzi rispetto alla Germania, il Lussemburgo vola e la Grecia precipita.

Ma almeno i bilanci pubblici sono stati risanati?

Mentre dal 2008 al 2018 il rapporto Debito / PIL della Germania passa dal 65,1 % al 61,9%, in Lussemburgo rimane inesistente, dal 14,9% al 21%, in Olanda dal 54,7% passa al 52,4% e nei paesi del Sud Europa, invece, il rapporto Debito / PIL passa in Italia dal 106,1% al 134,8%, in Spagna dal 39,7% al 97,6%, in Grecia esplode, grazie ai piani imposti dalla famigerata Troika e dal MES, dal 109,4% al 181,2% e persino la Francia soffre passando dal 68,8% al 98,4%.

La Francia riesce però ad incrementare il suo PIL finanziandolo con un aumento del debito che serve a pagare le politiche sociali che sono tra le più alte d’Europa.

In Grecia o i seguaci di Friedman hanno fallito miseramente l’occasione storica, per dimostrare che le loro teorie sono corrette, o le ricette imposte dalla Troika sono state in realtà una clava utilizzata da un popolo per colpire un altro dei popoli dell’Unione. ‘Tertium non datur’ e in entrambi i casi fidarsi del MES e della Troika è suicida.

Non solo i bilanci pubblici non sono stati risanati ma i poveri sono aumentati a dismisura in tutta Europa. Proprio tutta? No! Non in Germania, dove sono rimasti sostanzialmente stabili. Poco in Francia, che ha finanziato lo stato sociale e la crescita del PIL incrementando il debito pubblico. I poveri sono aumentati moltissimo in Grecia, Spagna e Italia.