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Il romanzo fantastico di Acquedotto Lucano

La formidabile gestione dell’Azienda dell’acqua, privata quando conviene e pubblica quando serve

Se dovessi scrivere un romanzo a tema, sulla gestione dell’Acquedotto Lucano Spa, scriverei delle meravigliose gesta dei suoi dirigenti. Un romanzo di fantasia i cui protagonisti sarebbero “lo scolaretto” e il “pupo nero”. Due personaggi pescati dal mondo dell’immaginazione. Il pupo nero e i pupetti che lo circondano sarebbero tuttavia le figure più interessanti. La storia del pupo, nel romanzo, parte dal 2003 con un finale nel 2021. Racconterei la sua storia partendo dal finale: oltre 200 milioni di debiti sul tappeto grazie anche alla collaborazione dei tanti “scolaretti” che hanno occupato la scena negli anni. Tornando indietro nel tempo, scriverei degli stipendi d’oro, delle assunzioni facili, della stravagante gestione dei depuratori, della disinvolta gestione finanziaria e delle utenze non pagate andate in prescrizione. Scriverei delle condizioni colabrodo della rete idrica. Scriverei di quella politica stracciona e arraffona che ha consentito tutto questo.

Se dovessi scrivere un romanzo, scriverei che centinaia di giorni di ferie non si possono accumulare come l’immondizia di un condominio. E questo sarebbe il primo capitolo. Passiamo al secondo.

Nella scena appare un altro personaggio: il “salvatore sconvolto”. Arriva e scopre tutto quanto. Debiti verso le imprese e debiti generati da crediti scaduti e inesigibili. Nel romanzo immagino una scena in cui il “salvatore” salta sulla sedia e si chiede: “ma come è possibile?” Il Pupo nero immediatamente risponde: “l’azienda dispone di una poderosa struttura di recupero crediti”. Un pupetto aggiunge: “siamo molto organizzati per il recupero”. A quel punto il “salvatore” mette alla porta il pupetto e chiusa la porta si mette le mani nei capelli: “ma chi l’ha assunta questa massa di impostori?” Caro “salvatore sconvolto”, dovresti saperlo e se non lo sai chiedilo in giro.

Povero “salvatore”. Catapultato in un giallo complicato. Il pover’uomo troverebbe progetti finanziati per decine di milioni di euro, fermi al palo. Immobilismo nel fare, dinamismo nell’incassare retribuzioni, ferie, premi.

Nel terzo capitolo il romanzo si farebbe più intrigante quando il personaggio che indaga sulle trame dell’azienda, mister Ficcanaso, scopre che alcuni pupetti giocano sulla piattaforma Cucù. Ficcanaso li becca a smanettare in orario di lavoro, in ufficio, con il computer dell’ufficio. In un primo momento Ficcanaso pensa che quella piattaforma sia uno strumento di lavoro, ma nell’intento di vederci chiaro, fa un salto su internet. E scopre qualcosa di inquietante: La società Cucù è una multilivello che opera nel mercato italiano raccogliendo denaro con la promessa di restituire il triplo del capitale investito nel giro di pochi anni, è una specie di catena di Sant’Antonio. Ficcanaso si introduce una notte negli uffici e scopre che su molti computer ci sono tracce di collegamento alla piattaforma Cucù. Tuttavia sarei portato a rendere più eclatante la scoperta di Ficcanaso e aggiungerei una circostanza inimmaginabile: in cima alla catena della Cucù c’è un pupetto dirigente dell’Acquedotto Lucano e sotto di lui altri pupetti minori dipendenti dell’azienda.

Ficcanaso non crede ai suoi occhi, decide di spiare i pupetti e scopre che si riuniscono all’interno dell’azienda per promuovere la piattaforma Cucù, nell’intento di fare proseliti.

Ficcanaso, la notte dei computer, quando scopre i collegamenti alla piattaforma Cucù, nota un’altra stranezza che appare come una polpetta avvelenata servita dal Pupo nero al “salvatore”: attivato un nuovo sistema informatico, in gestazione dal 2016, senza che fosse stata completata la migrazione dei dati. Risultati? Il sevizio commerciale bloccato da settimane, migliaia di pratiche ferme. Ficcanaso alla fine scopre che i pupetti possono essere mandati a casa. Come? Questa domanda rimane aperta e affidata ai lettori del futuro romanzo. Il giallo è giallo.