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Eolico selvaggio. La storia di Corbo e di Madama Giulia foto

Lo sceriffo, nella leggenda di Robin Hood, vessava, tartassava e usurpava i poveri abitanti dei villaggi intorno alla foresta di Sherwood, nella contea di Nottinghamshire. I nostri sceriffi dell’energia saccheggiano il territorio delle sue più preziose ricchezze, spesso coperti da leggi ingiuste, da istituzioni compiacenti, da funzionari e tecnici che agiscono come i soldati di Fitz Alwine

C’era un progetto di impianto eolico, si chiamava “Corbo”, da realizzarsi nel territorio del Comune di Genzano di Lucania in un’area compresa fra Masseria Sparacannone a ovest, Masseria Sergente a est.  Erano previste 22 installazioni per una potenza complessiva di 52,8 MW. Successivamente ridotto a 15 aerogeneratori con una potenza totale di 36 MW. L’affare era proposto dalla Società padovana Alvania S.r.l.

Qualcuno fece osservare che l’impianto impattava fortemente con aree e siti considerati non idonei all’installazione in quanto sottoposti a tutela del paesaggio, del patrimonio artistico e archeologico. Un particolare che non poteva sfuggire anche ai più distratti riguardava l’immediata vicinanza dell’impianto al Castello Monteserico, considerato bene monumentale.  Interessante esempio di architettura medievale in Basilicata, attestato per la prima volta nelle fonti scritte nel 1041, il suo impianto originario è stato attribuito all’età longobarda, intorno all’840 d.C. Anche la stazione elettrica di Terna S.p.a. alla quale l’impianto si sarebbe dovuto connettere impatta pesantemente su un sito assolutamente non idoneo a ospitare manufatti industriali di quel tipo.

E così, il 15 giugno 2018, dopo tanti tira e molla e un po’ di sviste soverchie da parte dei controllori, la Regione Basilicata determina il diniego all’Autorizzazione. Quel parco non si può fare.

Terna S.p.a. intanto continua ad ampliare il suo “villaggio” di stazioni elettriche. Nonostante tutto. Ha i suoi interessi. Tuttavia senza impianti eolici i suoi progetti non avrebbero senso, e i parchi eolici senza l’elettrodotto e i tralicci di Terna non avrebbero ragione di esistere. È un sistema di interdipendenze e di reciproche coperture al centro del quale domina il business dell’energia cosiddetta pulita. In questo sistema, il territorio e le sue bellezze, la sua economia, la sua storia e le sue antiche persistenze culturali, sono solo un fastidioso problema.

Gli sceriffi di Nottingham non si arrendono

Lo sceriffo, nella leggenda di Robin Hood, vessava, tartassava e usurpava i poveri abitanti dei villaggi intorno alla foresta di Sherwood, nella contea di Nottinghamshire. I nostri sceriffi dell’energia saccheggiano il territorio delle sue più preziose ricchezze, spesso coperti da leggi ingiuste, da istituzioni compiacenti, da funzionari e tecnici che agiscono come i soldati di Fitz Alwine, lo sceriffo.

Perso uno scontro ci riprovano. E così negli stessi luoghi salvati dal diniego all’autorizzazione nel 2018, si ripresentano con un altro progetto, questa volta è la Inergia spa a proporlo, ma non importa. Ormai queste società cambiano nomi, padroni, finanziatori, sedi legali, soci, ma il giro è sempre lo stesso, gli uomini sono sempre loro, quelli che si siedono alla tavola del castello.

Il progetto si chiama “Madama Giulia”, prevede la realizzazione di un parco eolico costituito da 6 aerogeneratori, ciascuno di potenza nominale pari a 4,9 MW per una potenza complessiva di 29,4 MW, da realizzarsi in località “Madama Giulia” nel territorio comunale di Banzi, all’interno del quale insistono gli aerogeneratori, mentre il cavidotto di connessione MT interessa i comuni di Banzi e Genzano di Lucania. Ci fanno una bella sottostazione elettrica che si connetterà alla stazione Terna.

Lor signori nella richiesta di Autorizzazione unica inoltrata il 19 luglio scorso e nella documentazione per la Valutazione ambientale, scrivono, come sempre, come tutti, che “le aree interessate dalle opere di progetto e il Layout di impianto sono scaturiti tenendo in considerazione i seguenti fattori; condizioni geomorfologiche del sito; direzione principale del vento; vincoli ambientali e paesaggistici; distanze di sicurezza da infrastrutture e fabbricati; pianificazione territoriale ed urbanistica in vigore… Inoltre si sottolinea che gli aerogeneratori di progetto non ricadono in aree di valore naturalistico, paesaggistico ed ambientale…”

Non sappiamo se lo scrivono perché ci credono o perché “barano”. Occorre prima chiarire che in quel sito insistono opere di Terna S.p.a. e lavori in corso, non è chiaro in base a quale autorizzazione ministeriale. Successivamente al diniego dell’autorizzazione al parco “Corbo”, Terna continua a fare lavori di ampliamento della Stazione elettrica. Quasi a dire: tanto qui un altro parco oltre a quelli esistenti si farà. E già, perché in quella zona ormai, tra impianti proposti e realizzati, c’è una foresta di Sherwood di alberi di ferro e acciaio. Quindi che vuoi che sia un’altra mezza dozzina di alberi?

 E così pare, ma non è detto

 Quell’impianto interferisce con le architetture rurali presenti, con i tratturi vincolati e con le numerose testimonianze archeologiche e di interesse storico e etno-antropologico. Impatta fortemente con i paesaggi e con la fiorente economia agricola. Insomma ha gli stessi problemi del parco Corbo a cui è stata negata l’autorizzazione. Ma non importa, loro fanno finta di non capire o non capiscono.

 Oppure sono dei furbacchioni. Nel progetto “Madama Giulia”, si parla di una banalissima strada provinciale a ridosso della quale si prevede di installare torri alte 200 metri, cavidotti e stazioni elettriche. Peccato che quella strada – come fa notare l’Associazione Antigone 2 nelle sue osservazioni – è la Via “Appia regina viarum”, sarebbe a dire l’antica via Appia.

Ora, è possibile che i formidabili signori dell’eolico e i loro straordinari ingegneri e geometri non sappiano che quella banale strada provinciale, simile a una strada interpoderale, sia la via Appia Antica, ma altri, diciamo quelli che hanno studiato e che sono tenuti a sapere e a controllare, come mai si sono distratti? Come mai consentono la costruzione di stazioni elettriche, cavidotti, tralicci a Terna S.p.a. e non bloccano in tempo progetti eolici devastanti?

Ma davvero crediamo alle sciocchezze scritte nei progetti secondo cui – come è accaduto con l’impianto di “Serra Giannina”, sempre nel territorio tra Banzi e Genzano – tali impianti avranno una ricaduta positiva con richiami turistici ed occupazionali?

Grazie alle segnalazioni e alle osservazioni dell’Associazione Antigone 2 – le medesime o quasi relative al parco Corbo non autorizzato – la faccenda di Madama Giulia si è trasformata in una bella grana per tutti. Perché si ripropone l’apertura di un cantiere eolico laddove è stata negata l’autorizzazione ad un altro progetto per le stesse ragioni per cui neanche quello riproposto sarebbe autorizzabile? Perché la Sovrintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio della Basilicata si sveglia il 17 ottobre scorso, dieci giorni fa, con una lettera? La lettera è indirizzata al Dipartimento Ambiente della Regione e per conoscenza ai sindaci dei Comuni interessati, alla Società Inergia spa e a due funzionari, un archeologo e un architetto, dei beni culturali. “Prima di rilasciare il parere vincolante di competenza ai fini della tutela paesaggistica e archeologica, questa Sovrintendenza ritiene necessario acquisire la seguente ulteriore documentazione…” In sintesi si chiede che siano forniti ulteriori dettagli progettuali, oltre a documenti, già prodotti dalla Inergia spa in sede di istanza, dai contenuti già noti. Si chiedono fotografie da particolari punti di ripresa, reportage fotografici, cartografie, come se i progettisti non l’avessero già fatto in sede di richiesta di valutazione ambientale. Sembra una lettera dai contenuti “insinuanti”, si insinua cioè che quel parco è nei guai dal punto di vista del rilascio del parere della Sovrintendenza. Però, lasciatecelo dire, voi alla Sovrintendenza dovreste sapere quali sono i beni culturali di quella zona e dovreste sapere che quella banalissima strada provinciale di cui lor signori parlano nel progetto è la via Appia antica. Dovreste sapere che le stazioni elettriche sono state installate nel cuore di quell’area in parte già tutelata e in parte da mettere sotto tutela.