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Eolico. Non abbassare la guardia. Gli affari e il malaffare sono sempre in corsa

Il caso Basilicata al vaglio del presidente della Commissione parlamentare antimafia

Nel corso del 2019 la Regione ha rilasciato nuove autorizzazioni alla realizzazione di impianti e altri progetti sono al vaglio della valutazione di impatto ambientale. I più impattanti, in attesa di concludere l’iter autorizzativo, nel complesso raggiungono i 350 MW di potenza con circa 80 aerogeneratori. Un’altra invasione. Le renne di Babbo Natale, in Basilicata, rischiano di sbattere contro le migliaia di pale disseminate ovunque.

Contattati dal presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, su sua richiesta, nel mese di ottobre scorso abbiamo inoltrato, per la visione, tutta la documentazione relativa al nostro lavoro di inchiesta. A prescindere da questo interessamento, da più parti e in momenti diversi ci sono giunte voci di indagini giudiziarie lucane su queste vicende, coperte dal segreto. Gli inquirenti potentini hanno contezza delle nostre inchieste e ci auguriamo che quelle voci siano il cenno che qualcosa si stia muovendo.

I segnali che in questi ultimi mesi confermano le nostre ipotesi, sviluppate in due anni di inchieste giornalistiche – “Bruttovento” -, che in Basilicata nel business del vento ci siano infiltrazioni criminali a carattere mafioso, sono tanti. E sono tanti anche i segnali che confermano che su questo affare ci siano connivenze corruttive tra esponenti politici, funzionari pubblici e faccendieri. Abbiamo studiato documenti, visitato luoghi, incontrato cittadini, operatori del settore e funzionari onesti della Pubblica amministrazione e oggi, a maggior ragione, quelle ipotesi continuiamo a confermarle. Anche perché nel frattempo siamo stati destinatari di “amichevoli” avvertimenti che, col senno di poi, ci hanno chiarito le idee.

Perciò continuiamo a insistere. Nell’affare eolico in Basilicata decine di funzionari, imprenditori, sportelli bancari, studi di progettazione, società veicolo e società esecutrici, società finanziarie, coperti da un ombrello politico spesso invisibile, hanno fatto strage di paesaggi e di terreni agricoli di qualità per procurarsi vantaggi illegittimi. Costruendo un labirinto di società nel quale serpeggiano altri interessi che nulla hanno a che fare con l’energia pulita. In questa giostra sono saliti anche uomini, in giacca e cravatta, legati ad ambienti malavitosi, interessati a riciclare proventi da attività illecite. Intorno all’eolico, si sono mossi e si muovono fatti e personaggi di dubbia reputazione. E alcuni ambienti politici di ieri e di oggi, con la compiacenza di funzionari pubblici, hanno fatto e fanno da copertura a un sistema di relazioni molto pericoloso.

Non sempre si tratta di affari illeciti, più spesso si tratta di accordi affaristici al limite della legalità tra sfere di business, politica e apparati amministrativi pubblici.

Dallo scempio di Balvano a quello di Tolve. Dal disastro archeologico di San Chirico Nuovo, a Brienza, da Oppido a Genzano, Vaglio, Craco, Potenza, Cirigliano. E poi nel Melfese, nel Materano. Insomma un’intera regione sottoposta al vincolo “criminale” della legge del denaro.