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Perché in Basilicata è bloccato ogni tentativo di cambiamento?

Chi sono i gattopardi, i camaleonti, i gattovolpisti, le salamandre che gestiscono la macchina dell’immobilismo?

Su come funziona il Sistema in Basilicata ho scritto abbastanza, per chi volesse approfondire rimando al mio ultimo libro “Basilicata bruco e farfalla” (Rubbettino Editore, 2020), oppure agli editoriali e alle inchieste di questi ultimi dieci anni, pubblicati sul nostro giornale.

Oggi però superiamo l’approccio “intellettuale” all’argomento e usiamo il linguaggio dei protagonisti del fronte politico del sistema di potere. Magari ci capiamo meglio. Facciamoci una domanda: chi blocca ogni tentativo di cambiamento in questa regione? O meglio, chi sono i gattopardi, i camaleonti, i gattovolpisti, le salamandre che gestiscono la macchina dell’immobilismo?

A parte i circuiti imprenditoriali legati mani e piedi a settori della politica delle convenienze e degli affari, c’è un mondo di dirigenti e funzionari pubblici e para pubblici anch’esso caratterizzato da legami di reciproca convenienza con la politica. Non è una novità, ma parlarne apertamente è un esercizio che fanno in pochi, e può aiutare a capire meglio il funzionamento di pezzi del sistema che detengono il potere da decenni.

Veniamo al dunque. Assessori e consiglieri comunali che assumono il ruolo di Responsabili del procedimento (Rup) nelle gare d’appalto gestite dalla Centrale Unica di Committenza regionale (Suarb), è una situazione normale? Il direttore generale della Suarb è il padrino di battesimo del figlio di uno dei consiglieri comunali che nella stessa Suarb assume continuamente il ruolo di Rup, specie negli appalti che riguardano la sanità. Uno di questi Rup è stato appena bocciato dal Tar su una maxi gara per la fornitura di materiale sanitario. E’ tutto normale?

Il direttore dell’Asp (Azienda Sanitaria di Potenza), che ha appena concluso il mandato, già consigliere comunale aviglianese nella maggioranza dell’allora sindaco che oggi è direttore generale del Dipartimento Sanità alla Regione, è un segno di chi comanda?

Esempi di un sistema di potere in capo a una specie di sinistra che proprio non ci piace ne abbiamo fatti tanti e ce ne sarebbero per tutti. Ci basti qui fare qualche accenno ad altre situazioni che ci aiutano a tirare le nostre modeste conclusioni. Vogliamo parlare di un dirigente, sempre legato alla cosiddetta sinistra, autore di quella sciagura, sanzionata dalla Corte costituzionale, delle assunzioni del personale delle ex comunità montane? Ovviamente questo dirigente è difeso e tutelato anche da pezzi di centro destra. Oppure del fratello di un noto sindaco che tiene le mani in pasta nell’autorità di gestione dei Fondi Fesr? Tutta roba della cosiddetta sinistra che non ci piace.

Vogliamo parlare dei dirigenti di Acquedotto Lucano, nominati da quella solita sinistra, che nonostante i guai che hanno prodotto restano al loro posto in un modo o nell’altro? Vogliamo parlare della Sel (Società energetica lucana) dove l’amministratore unico è di centro destra mentre il direttore generale è di centro sinistra? Il sistema si accomoda con accordi di convenienza reciproca. Vogliamo parlare di tutti quei cosiddetti politici e amministratori che sono passati da una parte all’altra del fronte elettorale con una semplice passeggiata?

Vogliamo parlare dell’amministratore unico del Consorzio di Bonifica che da anni non nomina il direttore generale chissà perché? Vogliamo parlare delle funzioni e dei ruoli nei posti chiave della dirigenza regionale tutti saldamente nelle mani di quella certa sinistra che non ci piace? Vogliamo parlare di certi politici, maestri del nascondiglio, che hanno le mani in pasta in mille affari? Ci fermiamo qui e facciamoci un’altra domanda: ma questi del centro destra che avevano promesso il cambiamento ci sono o ci fanno?

Un’ipotesi, molto accreditata dai fatti, è che prima e dopo le elezioni regionali pezzi di centro destra e pezzi di centro sinistra hanno siglato accordi con una semplice stretta di mano. Accordi che loro definiscono politici ma che in realtà sono contratti di potere.

Ma ci sarebbe dell’altro: un centro destra politicamente scarso, litigioso, dilettantesco, non è in grado di sostituire certa gente. Nel momento in cui qualcuno propone delle sostituzioni partono le liti interne e non solo. Allora, tanto vale tenersi chi sa alla perfezione come funziona la macchina avendo ben custodito il manuale d’uso che ha contribuito a redigere negli anni. In fondo è difficile immaginare che certi personaggi e personaggetti del centro destra lucano abbiano le competenze, la forza, il coraggio e soprattutto l’autorevolezza per ingranare marce di cambiamento. Bardi, che evidentemente non è un politico, forse se ne sta facendo una ragione.

Voi vi chiedete perché la Basilicata è immobile? Anche per queste dinamiche che spesso agiscono dietro le quinte della cosiddetta politica. Su questo fronte del sistema di potere lucano, lo abbiamo già scritto, assume centralità la carta del ricatto. Non necessariamente devi essere capace di ricattare, ma devi perentoriamente essere ricattabile. Altrimenti non puoi accedere nelle stanze del potere. Non puoi sederti alla tavola degli interessi, delle convenienze, degli opportunismi, delle spartizioni.